Ci sono esperienze che dividono la vita in un prima e in un dopo. Per Cristina Lorusso quel momento è arrivato l’8 giugno 2024, quando un incidente stradale ha improvvisamente cambiato tutto. Era una sera di inizio giugno, quando una macchina l’ha travolta mentre attraversava sulle strisce pedonali. È stata sbalzata per diversi metri e ha perso conoscenza.
Da quel momento è iniziato un lungo percorso fatto di ospedale, operazioni, dolore e riabilitazione. Ma Cristina ha reagito, giorno dopo giorno, con una forza che oggi riconosce come una parte fondamentale di sé: prima lottando per guarire, poi per tornare a camminare e infine per tornare pienamente alla vita. E quella forza non è rimasta confinata al percorso di recupero: è diventata anche il modo con cui oggi affronta la propria immagine, la fotografia e la moda. La passione per la fotografia, del resto, l’accompagna fin da bambina e davanti all’obiettivo Cristina ritrova una dimensione di libertà, creatività ed espressione personale. Una storia in cui la fragilità non ha cancellato la forza, ma ha contribuito a farla emergere ancora di più.
Cristina, partiamo da te. Chi sei oggi e qual è il tuo percorso?
Per Cristina Lorusso Mi sono laureata a Ca’ Foscari, a Venezia, in Lingue e Letterature Straniere, con una tesi in lingua spagnola dal titolo Multiculturalismo. Successivamente ho conseguito la laurea magistrale in International Relations.
Torniamo a quel giorno. Che cosa è successo l’8 giugno 2024?
Sono passati due anni ormai, ma il ricordo è ancora vivo. Stavo attraversando sulle strisce pedonali quando arrivò all’improvviso una macchina nera ad alta velocità. Sono stata sbalzata di diversi metri e mi sono svegliata di colpo con le urla strazianti di mia madre. Tutte le persone erano attorno. Urlavo dal dolore. Poi è arrivata l’ambulanza. Sono stata portata in ospedale in condizioni molto gravi.

Che cosa hai scoperto dopo, quando hai iniziato a renderti conto della gravità delle tue condizioni?
Mi ricordo che in quei momenti, quando ero in strada agonizzante e aspettavo l’ambulanza, promisi a me stessa che se ce l’avessi fatta avrei realizzato tutti i miei sogni e avrei brillato ancora più di prima. Così è stato. Sono stata operata. Mi hanno ricostruita con ferri e placche in titanio.
Quanto è stato lungo e difficile il percorso successivo all’incidente?
Sono stata ferma a letto per quattro mesi. Tutti i giorni facevo fisioterapia. Lottavo per riprendermi il mio corpo. È stata una battaglia quotidiana, nella quale ho dovuto trovare dentro di me la forza per andare avanti e riconquistare, poco alla volta, la mia autonomia.
E quando sembrava che il momento peggiore fosse passato, è arrivata un’altra complicazione.
Dopo due mesi circa, ad agosto, ho rischiato nuovamente di morire a causa di una brutta infezione. Fortunatamente, dopo due settimane di cure, i medici hanno trovato la giusta terapia e piano piano mi sono ripresa. Così ho continuato a lottare per la mia guarigione e per tornare a camminare. Per tornare alla vita.

Che cosa ha significato per te vivere per mesi una condizione di disabilità?
La disabilità è stata un’esperienza forte e destabilizzante. Ho dovuto lottare per riprendermi il mio corpo. In quei momenti non sapevo se sarei sopravvissuta e con quali conseguenze. È stato un percorso difficile, ma ne sono uscita più forte di prima grazie ai miei fisioterapisti e alla mia psicoterapeuta. Come diceva sempre Alberto, il mio primo fisioterapista: «Io non ti posso salvare, solo tu ti puoi salvare, da sola. Io ti posso solo aiutare, perciò tira fuori le palle e combatti».
Che cosa ti ha lasciato quella esperienza?
Per me esprimermi è un modo per liberarmi. Raccontare quello che ho vissuto è una forma di fare terapeutico. Oggi affronto la vita con una grinta pazzesca e una voglia di vivere infinita. Proprio perché ho provato sulla mia pelle che tutto può finire da un momento all’altro. La vita è un soffio, è troppo breve. Ogni giorno va vissuto come se fosse l’ultimo perché potrebbe esserlo. Quella esperienza mi ha cambiato per sempre. C’è un prima e un dopo.
Ora, inevitabilmente, sono un’altra persona. Non mi sono lasciata schiacciare dal trauma, anzi, ho elaborato il trauma e ora sono più forte di prima.
La fotografia ha sempre fatto parte della tua vita. Che rapporto hai con questo mondo?
Adoro la fotografia da sempre, fin da quando sono bambina. Mi è sempre piaciuto fotografare ed essere fotografata e mi viene naturale stare davanti alla macchina fotografica. È una forma d’arte che mi affascina e mi permette di esprimere diverse parti del mio carattere attraverso le immagini. Mi piace andare alle mostre fotografiche e farmi ispirare dalle visioni creative dei fotografi. La fotografia è essenziale per la moda e per me è una forma di comunicazione potente.

In questo percorso di rinascita che ruolo hanno avuto la fotografia e la moda?
La fotografia mi ha sempre e solo dato, mai tolto. Fotografia e moda per me sono fondamentali per esprimermi. Continuo a buttarmi e ad accettare proposte perché mi diverto. Posare come modella mi permette di tirare fuori la mia audacia e giocare con il trasformismo. A seconda del luogo, del tipo di servizio e di quello che si vuole comunicare, io mi trasformo in una donna diversa.
Che cosa cerchi in un servizio fotografico?
I servizi più belli sono quelli in cui scatta una forte sinergia e connessione con il fotografo. Mi affascina un fotografo che è in grado di cogliere l’essenza di una persona in un preciso istante.

Quale immagine di donna vuoi trasmettere attraverso quello che fai?
Vorrei veicolare l’immagine di una donna forte, indipendente, ribelle e soggetto, non oggetto dello sguardo maschile. Una donna autentica. Non uso filtri e Photoshop. Vorrei ispirare le altre donne e far capire che l’accettazione di sé e l’amore per noi stesse vengono prima di tutto. Donne… abbiate il coraggio di essere libere, audaci, belle e soprattutto vere. Questa è la vera bellezza.
Anche il tuo modo di vestire racconta chi sei?
Ho uno stile unico, che rispecchia la mia personalità. Mi piace giocare con la moda e trasformarmi. È importante seguire le regole di dress code e vestirsi in maniera adeguata in base al luogo e all’evento. Il galateo prima di tutto. Proprio questo mi differenzia da tante ragazze. Inoltre, prima viene la mia personalità, poi la tendenza. Alla sera e soprattutto alle feste ed eventi mondani mi piace essere glamour e attirare l’attenzione, sempre con eleganza. In quelle occasioni, finalmente, posso tirare fuori il mio lato esibizionista e in particolare il mio archetipo predominante, che è “Afrodite”. Afrodite rappresenta la dea della bellezza, della sensualità, della passione e della forza creativa.

E oggi, guardando al futuro, che cosa vedi?
Ho una visione ben definita del mio business futuro. Sono determinata. Tanti progetti si stanno concretizzando. Tra dieci anni mi vedo… preferisco vivere il presente senza pensare troppo al passato e al futuro. Qui e ora. Chissà tra dieci anni… possono succedere tante cose… meravigliose!
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