A volte la vita ci porta lontano da ciò che siamo davvero, facendoci trascorrere anni dentro percorsi sicuri ma che non ci appartengono fino in fondo. Poi arriva un momento in cui ascoltare il cuore diventa più importante che seguire la strada già tracciata.
È quello che è accaduto a Cristina, 47 anni, torinese, consulente di immagine dopo oltre vent’anni trascorsi dietro una scrivania come ragioniera. Una trasformazione che non è stata soltanto professionale, ma soprattutto personale: la scelta di tornare a una passione coltivata fin da bambina e trasformarla in una nuova forma di libertà.
Per Cristina prendersi cura dell’immagine non significa inseguire la perfezione, ma ritrovare la propria identità, quella luce che spesso le donne smettono di vedere in se stesse. Il suo lavoro diventa così un viaggio alla ricerca dell’autenticità, lontano dall’omologazione e dai modelli imposti.
E anche sui social porta la stessa filosofia: niente costruzioni, niente maschere, ma frammenti di vita, emozioni, energia e quella gioia di vivere che da sempre la accompagna. Perché, in fondo, il suo messaggio è semplice e potentissimo: non bisogna diventare qualcun altro per sentirsi belle, bisogna soltanto tornare a riconoscere chi siamo.

Cristina, partiamo da te: chi sei, da dove vieni e qual è il tuo percorso di studi e professionale?
Mi chiamo Cristina Dalla Costa, ho 47 anni e vivo a Torino. Oggi sono una consulente di immagine, ma paradossalmente nasco come ragioniera. Ho trascorso più di vent’anni dietro una scrivania, seguendo un percorso professionale fatto di lavoro, sicurezza e certezze, prima di decidere che era arrivato il momento di ascoltare qualcosa di diverso: me stessa.
La passione per l’immagine, però, sembra essere arrivata molto prima della professione. Quando nasce?
Da piccolina! Ho sempre amato prendermi cura della mia immagine. Costringevo mia mamma a farmi provare i suoi smalti, mi divertivo con i suoi abiti e le sue scarpe e improvvisavo spassose sfilate di moda davanti allo specchio, civettando allegramente. E soprattutto sceglievo già da bambina con grande attenzione tutti i miei outfit. Immaginate quanto dovesse essere impegnativo crescermi con queste premesse!

Quando quella che era una passione ha iniziato a trasformarsi in una vera vocazione professionale?
È successo piano piano. Per anni sono stata un punto di riferimento per amiche e conoscenti che, quando dovevano partecipare a un evento o a un’occasione particolare, mi chiedevano consigli sugli abiti, sugli accessori o semplicemente sullo stile. A un certo punto mi sono detta: “Perché non farlo diventare un lavoro?”. In fondo mi veniva naturale offrire consigli e suggerimenti. E tutto ciò che è naturale e non forzato, secondo me, smette di essere un lavoro e diventa una passione che ti anima ogni giorno.
Il momento più importante della tua carriera è stato proprio il coraggio di cambiare vita?
Assolutamente sì. Il mio momento “forte” è stato decidere di cambiare completamente lavoro dopo più di vent’anni trascorsi dietro una scrivania, facendo la ragioniera. È buffo, vero? A spingermi è stato il desiderio di cambiare vita e di fare finalmente qualcosa che avevo scelto con il cuore e non con la testa, senza pensare soltanto al posto fisso e alle sicurezze. A un certo punto della vita ti rendi conto di cosa conta davvero e dell’importanza di avere più tempo per fare ciò che ami, senza relegarlo soltanto ai ritagli di tempo. Io ho avuto la possibilità di compiere questa svolta e l’ho fatto.

Che cosa ha significato per te metterti in gioco a livello personale, oltre che professionale?
Ha significato scegliere me stessa. Quando cambi completamente strada dopo tanti anni, devi accettare di lasciare delle certezze e avere il coraggio di affrontare qualcosa che non conosci. Ma c’è un momento in cui capisci che continuare a rimandare ciò che ami può essere molto più rischioso che provarci. Io ho scelto di seguire una parte di me che c’era sempre stata.
Che cosa significa davvero, per te, prendersi cura della propria immagine?
Per me l’immagine è tutto, ma non parlo dell’immagine fine a se stessa. Parlo dell’immagine complessiva che diamo al mondo semplicemente attraverso la nostra presenza. Bastano pochissimi secondi, esattamente i primi, per dare una prima impressione di noi. Le parole, i gesti e gli sguardi possiamo in qualche modo controllarli, ma la nostra vera essenza emerge immediatamente: dal portamento, dallo sguardo, dal modo di porci. E parla di noi senza filtri. Più questa immagine ci rispecchia e ci rappresenta, più ci sentiamo appagati e felici.
E cosa cerchi di trasmettere alle donne che si affidano a te?
Non cerco a tutti i costi di far seguire le mode. Cerco di tirare fuori quell’immagine che le rappresenti davvero e che permetta loro di tornare a sentirsi belle, sicure di sé e amate, innanzitutto da loro stesse. Mi piange il cuore quando sento donne definirsi “finite”, ormai invecchiate o stanche. Non è così. Bisogna soltanto avere la consapevolezza necessaria per fare le scelte giuste: individuare i colori che ci illuminano, i modelli più adatti alla nostra fisicità, quel taglio di capelli che può cambiare completamente un viso. Il mio motto è: “Non esistono donne brutte, solo donne che non sanno come valorizzarsi”. E io cerco proprio di aiutarle a tornare a essere viste, prima di tutto da loro stesse e poi dal mondo.

Secondo te cosa rischiano le donne quando cercano di adeguarsi continuamente ai modelli imposti dalla società?
Rischiano di perdere la parte più vera e autentica di sé. Conformarsi alle mode, ai modelli suggeriti dalla società o dai social significa lentamente uccidere quell’originalità che ci rende unici e diversi. Io credo invece che una buona immagine di noi stessi, coerente con ciò che siamo, unita alla nostra personalità, sia un mix esplosivo e infinitamente più affascinante di mille costruzioni decise a tavolino.
Come giudichi oggi il mondo dell’immagine femminile?
Lo trovo troppo omologato. Si è persa un po’ l’unicità e si cerca continuamente di adeguarsi a quello che ci viene proposto attraverso un bombardamento infinito di immagini e modelli che si ispirano a una perfezione assoluta. Ma l’unicità risiede proprio nelle nostre caratteristiche peculiari, che non voglio nemmeno chiamare “difetti”. È proprio ciò che ci distingue dagli altri a renderci interessanti.
Il tuo stile personale, invece, quanto rispecchia questa filosofia?
Molto. Non so se definirmi proprio esibizionista, più che altro mi piace lasciare il segno e non essere dimenticata. I miei outfit sono sempre abbastanza eccentrici e originali. Indosso quasi sempre qualche accessorio particolare o vistoso che può piacere oppure no, ma sicuramente mi fa ricordare. Se dovessi riassumere il mio stile in una frase, direi: un po’ dramatic, un po’ creativo, con un sottotitolo che grida: “Ricordatevi di me!”.

Guardando al futuro, dove ti immagini tra dieci anni?
Ho tanti progetti e sogni nel cassetto, che non dirò per scaramanzia! Però sicuramente mi vedo come una donna che ha aiutato molte altre donne a rinascere e a brillare di nuovo. Donne che magari hanno attraversato un lutto, una separazione o hanno dedicato tutta la loro vita ai figli e a un certo punto si sono dimenticate di sé. Mi vedo soddisfatta per aver contribuito a restituire loro quella luce che ognuna porta dentro, ma che troppo spesso dimentichiamo, commettendo un grave peccato.
Veniamo ai social. Che rapporto hai con questo mondo e ti consideri un’influencer?
Ho un buon rapporto con i social. Per me sono una sorta di diario quotidiano, un po’ come i vecchi “diari segreti” nei quali ogni giorno annotavo qualche pensiero personale. Oggi sui social condivido brevi estratti della mia vita quotidiana: momenti catturati in qualunque momento, emozioni, riflessioni o semplicemente immagini che esprimono la mia identità e il mio modo di essere. Se mi considero un’influencer? In qualche modo sì, perché spesso mi dicono di “influenzare” le giornate di chi mi segue, portando un po’ di ottimismo e di sana energia. Ammetto di essere favorita dal mio innato entusiasmo e dalla gioia di vivere che mi ha sempre contraddistinto.
Che immagine vuoi trasmettere attraverso i tuoi canali?
Non cerco di veicolare una vera e propria immagine di me. Cerco semplicemente di essere me stessa, mostrando le mie abitudini, le mie passioni e soprattutto le mie emozioni. È esattamente ciò che cerco anche negli altri: adoro chi, attraverso una sola immagine, una fotografia o un video, riesce naturalmente a trasmettere emozioni. Rimango rapita da tutto questo. Al contrario, odio ciò che è finto, costruito o semplicemente privo di anima.

C’è qualcosa che proprio non sopporti sui social?
La cattiveria gratuita. Quella terribile soddisfazione che vedo sempre più spesso di voler fare del male a tutti i costi attraverso commenti, considerazioni fuori luogo o frecciatine velenose che non hanno alcuna utilità se non quella di ferire. Si può esprimere qualsiasi parere personale, ma non bisogna mai dimenticare l’umanità nel farlo e soprattutto la sensibilità dell’altra persona.
Qual è, allora, il messaggio che vorresti lasciare alle donne che ti seguono e che magari stanno attraversando un momento difficile con la propria immagine?
Vorrei dire loro di non dimenticarsi mai di chi sono. Donne, siete bellissime già per natura. Non dimenticate chi siete e fate riaffiorare la vostra naturale bellezza e femminilità: esiste, è lì sotto, sepolta dalle vostre paure. A volte non dobbiamo diventare più belle, dobbiamo semplicemente tornare a vedere la bellezza che abbiamo sempre avuto.
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