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Cons. su Euro ed Europa

Trovo che in Italia, la “tuttologia” sia piuttosto diffusa. Il giorno dopo la Champions League sono tutti allenatori, quello dopo il Gran Premio di Formula1 tutti meccanici e strateghi, quello dopo l’approvazione di una legge tutti giuristi ed economisti. Non è così semplice.
Dovremmo, innanzitutto, pensare con la nostra testa, mentre, spesso e volentieri, facciamo nostro il pensiero del politico appartenente al partito votato fino alle ultime elezioni. È forse per questo motivo che trovo che le opinioni ruotanti attorno alla moneta unica siano quelle più discutibili, almeno dal mio punto di vista.
Si incolpa l’Euro e l’Europa della nostra situazione attuale, come se il debito pubblico enorme, la spesa pubblica senza fine e la mancanza di riforme dipendessero da tutto ciò. L’Euro non è una moneta perfetta, non c’è dubbio, l’Europa non è coesa né dal punto di vista politico, né bancario, né fiscale, ma è un’entità abbastanza grande da poter essere considerata tra i grandi della Terra. Cosa potrebbe fare la piccola Italia contro una grande Cina? (con tutti i problemi e le questioni aperte che esistono tuttora e si sbaglia a pensare che sia tutto oro colato). Si parla di svalutazioni competitive, una volta tornati alla lira, per rilanciare le esportazioni, ma non si tiene conto di alcuni fattori fondamentali:
– è il mercato interno ad essere in crisi, sono gli italiani ad aver smesso di acquistare e svalutare contrarrebbe ulteriormente il potere d’acquisto, quindi dubito che il popolo italiano voglia svegliarsi un mattino e riscoprirsi un po’ più povero;
– si dà per scontato che i Paesi esterni, in tal caso, non applicherebbero dazi o politiche protezionistiche, penalizzando, in questo modo le esportazioni, rendendo le svalutazioni solo dannose;
– si dimentica che l’Italia importa enormi quantitativi di prodotti energetici (tra le tante cose) e che, se la lira valesse meno per esportare, si avrebbe lo stesso risultato anche per importare;
– uscire dall’euro per non pagare/rinegoziare il debito pubblico? Sarebbe una follia. Non sono solo i Paesi esteri a detenere titoli di Stato. E se rinegoziassimo il debito, in futuro, chi sarebbe nuovamente disposto a “prestarci” denaro?
– l’adozione della moneta unica è un trattato internazionale. Non si fanno referendum sui trattati internazionali.
Queste sono solo alcune delle ragioni da tenere in considerazione quando si parla di Euro, ma, alla base, sta la facilità con cui ci si lascia condizionare dalle dichiarazioni del politico di turno. Esattamente come accadde con lo spread. Finché questo non viene spiegato in altri modi. Un esempio semplice prevede che Tizio e Caio si rechino in banca a chiedere un mutuo decennale. A Tizio con un tasso del 2%, a Caio con uno del 7% (lo spread tra BTP e Bund ha infatti superato quota 500 punti). Siamo ancora convinti che lo spread sia solo un’invenzione?
Non voglio difendere l’Europa a spada tratta e nemmeno l’Euro, ma se non vi avessimo aderito, dal mio punto di vista, le probabilità che saremmo falliti molto tempo fa sono piuttosto elevate. Non va dimenticato che nei primi anni di adesione alla moneta unica, l’Italia è riuscita ad avere bassi tassi di interesse sul debito pubblico e questo avrebbe dovuto aiutare a effettuare le riforme necessarie. Se ora si guarda all’Italia come lo scolaretto talentuoso, ma indisciplinato, è perché la politica, i rappresentanti votati dal popolo sovrano, non hanno mantenuto un’immagine decorosa, non avevano la preparazione necessaria o, semplicemente, hanno considerato l’intervento nella politica come un passatempo per mostrarsi, salvarsi, arricchirsi.
Possiamo pretendere fondi dall’Europa se non li utilizziamo nei modi adatti? Se siamo addirittura costretti a restituirli? Non voglio sminuire il ruolo italiano negli aiuti ai Paesi in difficoltà, l’Italia ha dato molto, ma se ora gli spread si sono ridimensionati lo dobbiamo anche all’intervento della Banca Centrale Europea che ha acquistato i titoli del debito pubblico. E ha prestato denaro alle banche italiane.
L’uso che queste ne hanno fatto è discutibile, ovviamente, ma questo non dipende né dall’Euro, né dall’Europa. E quando parlo di banche, non mi riferisco alle piccole filiali, ma ai famigerati “piani alti”, il top management, che, mi pare, sia uscito impunito da questa crisi finanziaria.
Il caso Monte Paschi è solo il più famoso, ma non è di certo l’unico, non quando le banche sono legate con un doppio filo alla politica. 
Ecco perché sostengo che sia facile cercare il capro espiatorio esterno, ma, dal mio punto di vista, le prime responsabilità sono da ricercare all’interno dello stesso territorio italiano.
Paola B.

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