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COAST2COAST SU RAI DUE: IL NULLA

Ciao. Alura l’ìf vést l’impareggiabile, insostituibile, indimenticabile momento sö Rai2 a Italia Coast2Coast? Boh, sa li mia ést magare al truerì de quàch bande, ma, fossi in voi, non mi sbatterei neanche più di tanto a cercarlo. Niente di dannoso, intendiamoci. Ma neanche niente di utile, in fondo. Il nulla. Quel nulla che, in nome dell’Italia unita, si frappone tra provincia e provincia, tra regione e regione, come qualcosa che non si vede, ma c’è, fa massa, fa spessore…e non unisce, anzi forse divide addirittura. I soldi spesi dalla RAI per farmi andare a tornare in aereo da Napoli con annesso soggiorno in hotel per una notte (per la comparsàda sìe mia pagàt) credo fossero ampiamente risparmiabili dalla RAI stessa. Avevo il 10% di speranze che davvero si volesse valorizzare quel che faccio e l’85% di timori che si volesse strumentalizzare me e Bergamo intera. Non avevo calcolato il restante 5%. Che non interessasse loro niente di tutto ciò. Volevano cose che facessero giusto “ridere”, anche a costo di scegliere l’apoteosi del kitsch. Con la scusa dell’ “impareggiabile varietà di TV locali e dei fenomeni del web” la trasmissione punta dritta al campionario dell’orrido che, sin dai tempi del Circo Barnum, funziona sempre. Almeno da quello penso d’essermi salvato, ma poco altro. Di Bergamo, di come si vive da ‘ste parti, del perché qualcosa come il Bepi Quiss qua attecchisce con facilità niente di niente. Meno male che non m’han fatto cantare! Sicuramente m’avrebbero illuso d’essere dei reali bepifans e avrebbero costruito tutto il resto intorno col fine di farmi sembrare un pagliaccio. E se fa ride pecchè nun lo dovemo fa? Sapete per chi mi dispiace davvero? Per voi. Perché mi commuove persino leggere quanto molti di voi mi vogliano davvero bene. “Vai a RAI2! Bravo! Te lo meriti! Era ora che il resto d’Italia d’accorgesse di te…”. Nell’ingenuità di chi non conosce quel mondo queste parole che, per fortuna, ho letto spesso nelle vostre recenti mail suonano come complimenti puri, splendidi auguri sinceri, vere testimonianze d’affetto. Come faccio a spiegarvi che non è tutto come credete, come sembra? Come faccio in due parole a dirvi che a S.Remo non si arriva suonando il campanello con scritto sopra “San Remo”? Come faccio a raccontarvi la grande palude di melma che separa dalla celebrità nazionale, vista troppo spesso come la prova del nove del tuo reale valore? Volete che vi dica che ho fatto a Napoli? Sono stato ore ed ore ed ore nei corridoi della RAI, andando su e giù, giù e su, su e giù, facendo passare come potevo le ore interminabili che mi separavano da quegli “storici” 3 minuti. Volevo assaggiare una pizza; niente. Volevo bere il caffè di Napoli: ok, buono. Al terzo, però, pota…basta, no? Gli autori m’han detto che mi avrebbero chiesto come m’era venuta l’idea del Bepi Quiss. E allora io lì a prepararmi una bella frasetta che facesse anche un po’ da sasso nello stagno: breve, ma efficace, insomma. Non me l’han chiesto. M’avevano detto che sarei entrato su una base “bella rock” (l’ìf sentìda oter?), che avrebbero usato del materiale musicale mio scaricato dal web (aiuto)…Boh… Gente! Lì i capoccioni se la tirano tutti come star e uno solo di loro parla come l’intera redazione di Bergamo TV e di Antenna 2 TV messe insieme, ma vi assicuro che, strumentazioni a parte, il pressapochismo domina in lungo e in largo, pur nel marasma di persone che lì lavorano e transitano (ü paìs l’è piö picèn). La trasmissione è registrata. Per dare più ritmo vengono tolte in seguito, oltre agli errori più grossolani, anche tutte quelle parti “molli” in cui la tensione latita, tutte le frasi potenzialmente sconvenienti (ne avevo detta una anche io, in risposta all’originalissima battuta di Boldi sui bergamaschi e le bergafemmine). Il pubblico è solo in minima parte un “vero” pubblico. Le donnine scosciate con le tette che scoppiano e lo sguardo ammiccante sono solo specchi per allodole, esche per potenti (?) estimatori di femmine in grado di far fare loro il “salto” (e i salti prima, ovviamente). Di quel che stan vedendo alle regazzette gliene frega nulla di nulla. L’importante è che gli altri vedano loro. Anche un posto in prima fila nel pubblico ha un prezzo. Tutto ciò che dà visibilità ce l’ha. Gli applausi e le risate che sentite sono solo in minima parte veri. Quando un comico fa una battuta penosa (o dieci di fila) e in sala cala un imbarazzante gelo è facile che a casa sentirete magari venir giù il teatro (psicologicamente la cosa aiuta una cifra: se qualcuno ride ci assale il dubbio che forse la battuta non facesse così pena). I due idioti che inquadrano e che piangono dal ridere o lo hanno fatto su un’altra battuta, detta un’ora e mezza prima (e da un altro), o, ancora peggio, stanno facendo “quelli che piangono dal ridere” così come esplicitamente richiesto dall’assistente di studio che dà gli ordini al pubblico su quel che deve o non deve fare (pure a trasmissione conclusa). Le immagini di qualità infima delle TV locali non sempre sono davvero così infime. Nel nostro caso il DVD con le puntate del Bepi Quiss è stato fornito direttamente da Bergamo TV e vi assicuro che la qualità dell’immagine non era inferiore a quella della RAI. Eppure le avrete viste appena sufficienti in TV, no? Tutte granellose, bruttine insomma! Per forsa…i pöl mia fa la figüra de ìs a lièl de öna tele pruinsàl! Grandi mezzi, grandi studi, grande tecnologia…cose che non mancano lì, sia chiaro. Manca però la voglia di andare oltre, di osare. Troppo alta la posta in gioco per rischiare davvero. Ho incontrato gente gentile e disponibile, anzi, fondamentalmente tutti. Grandi lavoratori, magari non come ritmo, ma certo come numero di ore sì. Tuttavia continuo a pensare che mé püdìe anche stà ala mé cà. No ciapàt gnà ü e pènse mia de ìga bisògn de chisà che pubblicità. Chi non guardava il Bepi Quiss non lo andrà a cercare ora e chi già lo guardava continuerà a guardarlo come si deve e su Bergamo TV. E l’Italia, intera ed unita, che può aver compreso di Bergamo? Esattamente quello che voi avete compreso della Puglia o della Calabria. “Grande nazione, grande stivale, grande ricchezza di culture e dialetti”, ma piö che ardàs ü con l’ot e dì: “Mmm…e dopo?” s’an fai? Smettiamola di credere la TV nazionale quella vera. E’ quella più superficiale, invece. E’ quella che, se non succede niente tra 40 anni, quando incontrerà un bergamasco gli chiederà ancora: “De hura o de hota?” …e gli chiederà ancora perché quei cattivoni ignoranti della Lega vogliono separare la nostra bella Italia che “tanto bene inzieme sta”. A Napoli o a Roma per fare gli spettatori del Bepi Quiss basta mezzo rione. Hanno un’intera regione che, più o meno, parla lo stesso dialetto e tutti, e dico tutti, lo parlano, il dialetto! Noi se ci spostiamo a ovest di una sessantina di km già sembriamo marziani per quelli del posto e mica solo per la parlata. Vogliamo davvero metterci a fare paragoni e a chiedere perché a noi non vengono dati gli stessi spazi ed importanza? In quell’enorme complesso di cemento ho saputo a posteriori che c’erano ben 3 (e dico 3) persone del nord, ma 2 di loro erano meridionali che s’erano trasferiti.:-) Ma a chi volete che freghi di Bergamo, dei suoi cantanti, del suo dialetto, dei suoi salami e delle sue formaggelle? A voi, cari amici. A voi! Pensateci:la gioia più grande il Bepi Quiss ve la dà facendovi sentire parte di un mondo che conoscete bene, che vivete ed animate ogni giorno. C’è chi si emoziona leggendo il nome del suo paese in sovraimpressione sullo schermo della TV. Se vi parlo di una piazza, di una torta, di una strada con cui avete a che fare spesso si genera spontaneamente un sorriso sulle vostre labbra. E’ vero o no? Il segreto è lo stesso del mio esordio come cantante: far accorgere i bergamaschi che esistono anche loro. La TV nazionale non lo fa. Forse, come già detto, non per reale razzismo, ma proprio perché non ha nessun interesse a farlo. Perché manco ci vede se non quando facciamo i buffoni. Chiedo troppo? Chiedo troppo se voglio una volta andare e cantare una mia canzone, dicendo chi sono io e perché a Bergamo quelle parole e quella musica hanno un senso? Chiedo troppo se voglio essere un banale cantautore considerato per quel che fa? Così voglio ingrandirmi, non facendo il gioco loro. Non sputo nel piatto in cui mangio. Mi sbaglierò, ma a me semplicemente pare non ci fosse nulla da mangiare in quel piatto di Rai2. Ciao. IL BEPI

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