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Catia Brozzi, la donna che viaggia con i cavalli: tra impresa, passione e radio

Imprenditrice, manager, appassionata di cavalli e voce radiofonica: Catia Brozzi è una donna che da oltre trent’anni vive e lavora in un settore complesso e altamente specializzato come quello del trasporto di cavalli sportivi.

A 54 anni, originaria di Perugia e residente sulle sponde del Lago Trasimeno, guida un’azienda di trasporti con un core business dedicato agli equidi sportivi ed è anche presidente dell’Associazione Nazionale Italiana Trasporto Equidi. Una carriera costruita con determinazione, competenza e passione, in un ambiente spesso considerato competitivo e tradizionalmente maschile.

Dietro il ruolo di imprenditrice e manager, però, Catia Brozzi non ha mai rinunciato alla propria identità di donna. Nella sua visione, essere professionista non significa sacrificare la femminilità, ma trovare un equilibrio tra responsabilità, sensibilità e autenticità. Accanto al lavoro porta avanti anche progetti sociali legati al recupero dei cavalli destinati al macello e alla loro relazione con persone fragili.

Da circa un anno racconta il mondo equestre anche attraverso la radio con il programma A briglie sciolte, un salotto dedicato ai cavalli e alle storie di chi li ama, tra personaggi noti e appassionati. Tra aneddoti sorprendenti, incontri inattesi e momenti di grande emozione emerge il ritratto di una donna capace di muoversi con naturalezza tra impresa, passione e vita personale.

Catia, ci racconti chi sei e di cosa ti occupi nella vita?

Ho 54 anni, sono di Perugia e vivo sulle sponde del Lago Trasimeno. Nella vita sono imprenditrice: ho un’azienda che si occupa di trasporti e il nostro core business è il trasporto di cavalli sportivi. Sono anche presidente dell’Associazione Nazionale Italiana Trasporto Equidi. Parallelamente mi occupo della scuderia di famiglia, dove negli anni ho recuperato cavalli destinati al macello costruendo progetti sociali attorno a loro, soprattutto con persone fragili.

Da circa un anno conduci anche un programma radiofonico. Come è nato?

Il programma si chiama A briglie sciolte ed è il mio salotto equestre. Va in onda su RGS Radio, una radio umbra, e la diretta poi diventa anche podcast. Invito personaggi che hanno una passione per i cavalli: attori, cantanti, imprenditori o personaggi noti che magari il grande pubblico non sa essere legati a questo mondo. L’idea è raccontare il cavallo e tutto ciò che gli ruota attorno attraverso le loro storie.

Quali ospiti hai già avuto nel tuo programma?

Ho avuto il piacere di parlare con persone molto diverse tra loro, come Luca Cordero di Montezemolo, il vincitore di MasterChef, Riccardo Gaucci e Jessica Notaro. Sono incontri molto interessanti perché ognuno racconta un lato personale del proprio rapporto con i cavalli.

Da dove nasce l’idea di portare questa passione proprio in radio?

È nata quasi per caso. Un anno fa ero stata ospite in una trasmissione che parlava di moda. In quell’occasione raccontai che per il mio compleanno avevo chiesto donazioni per un’associazione che raccoglie fondi per le donne malate di tumore al seno, in particolare per l’acquisto di parrucche.

Con quella raccolta siamo riusciti a comprarne dodici. In radio raccontarono questa storia e da lì mi proposero di fare un programma. Così ho deciso di unire il mio amore per i cavalli al desiderio di raccontare questo mondo.

Oggi che risposta ricevi dal pubblico?

Molto positiva. Oggi ricevo anche richieste da persone che vorrebbero partecipare al programma o raccontare la propria esperienza. Significa che il cavallo è un mondo che incuriosisce ancora molto e che merita di essere raccontato a 360 gradi.

Nel tuo percorso con i cavalli hai vissuto momenti molto emozionanti. Ce ne racconti uno?

Sicuramente il 2013, quando Varenne, dopo tanti anni, fu riportato in pista a mano durante una gara di trotto a Montegiorgio. Io fui la madrina di Varenne. È stato un momento incredibile: portare in pista un campione del genere davanti a 15.000 persone è stata un’emozione enorme. Da quell’episodio nacque anche l’appellativo di “madrina di Varenne”.

C’è anche qualche aneddoto curioso legato alla tua esperienza?

Ce ne sono molti. Ricordo una notte a Malpensa quando arrivavano cavalli dall’America: ero lì in pista pronta a ricevere i puledri e all’alba li vedevo scendere dagli aerei insieme alle loro mamme. Un’immagine davvero speciale. Oppure ai Mondiali di monta americana del 2007: avevo il box vicino alla Svizzera e il mio cavallo aveva appena sporcato. Mi serviva una carriola, così la chiesi a un signore vicino. Solo dopo capii che era Michael Schumacher. Avevo chiesto una carriola al campione del mondo di Formula 1 senza riconoscerlo!

Dopo trent’anni in questo settore, cosa rappresenta per te il cavallo?

Il cavallo è uno specchio, soprattutto per le donne. Davanti a un cavallo non puoi mentire: è un animale che ti costringe a metterti in discussione e ad essere autentica.

Sei molto seguita anche sui social. Come vivi questa visibilità?

Ho un buon seguito ma non ho mai pensato di sfruttarlo come influencer. Mi piace piuttosto raccontare una certa idea di femminilità, che secondo me negli anni si è un po’ persa. Cerco di mostrarmi come una donna che sa stare nel posto giusto, nel momento giusto, preparandosi sempre – anche nel modo di vestire – per sentirsi a proprio agio in ogni situazione.

Che messaggio vuoi trasmettere attraverso ciò che condividi online?

Racconto la mia vita in modo autentico: sono un’imprenditrice ma ho momenti di tristezza e momenti di leggerezza. Mostro che ho tante amiche, che mi piace ballare, che so prendermi in giro. Il messaggio che voglio dare è positivo: una donna può fare tante cose, spaziare in molti ambiti e raggiungere i propri obiettivi senza cattiveria, ma con determinazione, ironia e voglia di vivere.

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