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CAMMINO ALL’INTERNO DELL’UOMO

Che cos’è la virtù tanto celebrata da poeti e filosofi? Non è altro che equilibrio, morigeratezza, per conseguire la quale,però, bisogna compiere un percorso erto e faticoso,come un monte impervio. L’asprezza del camminamento è, alla luce di quanto preannunciato, ardua da affrontare e comporta non solo un dispendio di energie e forze fisiche, ma anche (e soprattutto) una sorta di sconforto morale, quella tentazione che induce a fermarsi, a sostare. E’ solo chi raggiunge la cima, comunque, che può giudicare a mente aperta cosa sia stata veramente la salita e godersi il panorama da un punto di vista differente, essendo maturato e cresciuto dentro. Bisogna pertanto, a fronte di questa metafora, uniformarsi ad un comportamento virtuoso,che, benché non sia semplice da mantenere,conduce alla conquista stoica dell’apàtheia, intesa come liberazione da quegli atteggiamenti viziosi e dettati dall’impulso del momento che intaccano come un morbo la nostra psiche. Esempio confacente è la perdita dell’equilibrio, del giusto mezzo aristotelico, della limpidezza nel giudizio. E’ vero che l’istinto è il polo opposto alla razionalità, ma non si può asserire che solamente una di esse sia la soluzione migliore da adottare. Quindi, quale sarebbe la chiave ottimale per tutte le circostanze? Una risposta univoca non esiste. Possiamo solo partire guardando all’interno di sé (prima di biasimare altri), cioè operare uno “scandaglio” della propria anima e imparare ad indagare per poi scoprire ciò che è intrinsecamente nascosto in noi: la verità. Se è acclarato che “in interiore homine habitat veritas”, non ci resta che iniziare,tutti, a conoscere se stessi (come era inciso sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, e cioè “gnòti sautòn”). Quando avremo trovato, un giorno, parte del reale tesoro occulto in ognuno di noi, non avremo di certo posto fine all’”indagine psicologica”, ma saremo comunque approdati ad UNA tappa, significativa per gli sforzi compiuti nel raggiungerla e soprattutto per l’immensa soddisfazione di essere migliorati attraverso l’itinerarium. Forse saremo in grado di approcciarci agli altri senza preconcetti, non costruiremo cortine tra le nostre menti e aiuteremo gli altri a svolgere con noi il tragitto. Tale è il nostro obiettivo. Guardando indietro, vediamo molto. Guardando avanti, altrettanto. Fermarci o proseguire? A ciascuno la propria scelta: “ Il futuro è un libro dalle pagine bianche. Spetta a te riempirlo”. Bolognini Silvia

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