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CAMBIARE PER ANDARE AVANTI

Il mondo è in completa e costante evoluzione, le persone sono influenzate da culture diverse, tecnologie crescenti, scoperte scientifiche e, di conseguenza, cambiano i bisogni, le necessità, le richieste, le aspettative. Nonostante ciò, l’impressione è che ci siano mentalità conservatrici ancora troppo ancorate nella nostra società, che guardano con diffidenza tutto ciò che è diverso, nuovo, sconosciuto. L’esempio lampante è in ciò che definisco “il potere della carta”, la burocrazia vecchio stile, fatta di documenti cartacei, di code e di uffici, che guarda con diffidenza al digitale per evitare che il castello di carta cada e il potere, da questa detenuto, svanisca. Ci insegnano fin da piccoli che il tempo è denaro, ed ora che siamo in possesso delle tecnologie necessarie per risparmiarlo, ci sono resistenze talmente forti da impedirlo, posizioni ed equilibri che vogliono essere mantenuti intatti per evitare un cambiamento. E’ così: le leggi non cambiano con la stessa rapidità delle idee, non seguono il progresso e la tecnologia per un motivo molto semplice: qualcuno perderebbe potere. E, in Italia, perdere potere significa essenzialmente rinunciare al denaro, quindi si preferisce continuare a battere le stesse vecchie strade, correndo anche il rischio di bloccare le innovazioni e portarci dove siamo ora. In crisi. In una macchina che per molto tempo ha macinato molta carta, ma poche idee, considerando che quelle che c’erano venivano rinchiuse in un cassetto in attesa, semplicemente posticipando il tutto, vivendo della rendita di un miracolo economico ormai finito. Bisognerebbe accettare il fatto che certe idee hanno fallito, una su tutte: la credenza che poche, essenziali, eccellenze del Bel Paese fossero sufficienti per tenere lo stato a galla. Non c’è dubbio, l’Italia ha prodotti venduti in tutto il mondo e opere invidiabili, ma questo non basta, perché per mantenere la competitività serve innovazione nei prodotti, nei processi e anche nei canali di vendita. Mi riferisco, in particolare, al commercio elettronico, una fonte inesauribile di prodotti a prezzi più che concorrenziali in cui trovare, da sé, tutte le spiegazioni del caso. D’altra parte, nel mercato sopravvive chiunque sia in grado di fornire il prodotto o servizio al miglior prezzo possibile, secondo la qualità del bene stesso. Se provassimo, per una volta, a non rivolgerci a chi ci fa comodo, ma a chi è in grado di fornirci il servizio migliore al prezzo più conveniente, avremmo sperimentato un nuovo tipo di acquisto, con una concorrenza maggiore, prezzi di gran lunga inferiori rispetto ai canali principali e con tipologie di pagamento diverse dal solito contante, che, però, danno qualche tutela in più contro l’evasione fiscale, che grandi danni porta alle casse dello Stato e, indirettamente, alle nostre. Tante volte è solo una questione di mentalità: non ci si fida dei venditori virtuali, si ha paura delle fregature, di vedere denaro sfumare, eccetera. Basta affidarsi a nomi certi, con recensioni positive, cercare più informazioni possibili su venditori e prodotti e si è tutelati. Credo che ciò che manchi sia l’idea che i progetti, i modelli, le visioni del passato abbiano bisogno di essere affiancati da qualcosa d’altro, qualcosa di diverso. E’ facile trovare un riscontro anche nel decreto sviluppo presentato dal Governo. All’interno del documento è ancora massicciamente presente il mattone, un investimento e potenziale motore di sviluppo del passato, forse, ma ora? Ora è veramente l’idea giusta? Abbiamo un Paese con più di due milioni di immobili vuoti e la preoccupazione è costruirne di nuovi? Non discuto l’importanza della presenza di incentivi per le ristrutturazioni, anche in un’ottica di risparmio energetico e di recupero dell’esistente, ma trovo che sostenere la realizzazione di nuovi edifici sia una scommessa persa. La crescita della popolazione non conosce più i tassi del passato e l’incremento di questa è dovuto principalmente ai flussi migratori, quindi in una situazione simile, l’idea di vedere altri spazi verdi cancellati per far posto a fabbricati sembra un potenziale buco nell’acqua. Dall’altro lato della medaglia, invece, non realizzare la banda ultra larga e arrivare agli obiettivi dell’Agenda Digitale previsti per la fine di questo decennio potrebbe costare svariati miliardi di euro. E’ un infrastruttura nuova, di cui l’Italia ha bisogno, così come ha bisogno di centri di ricerca, ma anche di ragazzi che non pensino che l’unico modo per costruirsi un futuro sia fuggire, perché si guardano attorno e vedono un mondo in cui è radicato il cancro della corruzione, del potere sfrenato, del denaro a tutti i costi, dei reati impuniti, delle carriere facili per gli amici degli amici, del merito e del talento che vengono ignorati perché non si è parte di un determinato gruppo o perché non si hanno conoscenti influenti. Il Presidente Pertini, nel suo messaggio di fine anno del 1978 disse: “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”. Caro Presidente, chissà cosa penserebbe se vedesse gli esempi che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni?

Paola B.

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