Da allora, marzo 2015 ogni anno, nella Giornata Europea dei Giusti (ad eccezione del 2020 causa pandemia), il Comitato promotore, ha posato cippi con dediche ed organizzato incontri con autori e testimonianze. Legate a temi diversi, come il primo ai “Giusti nello Shoah” e l’ultimo lo scorso anno ai “Giusti in difesa delle persone con Disabilità”.
E’ composto da cittadini e da rappresentanti di numerose Associazioni del paese, lavora per sensibilizzare l’opinione pubblica di ogni età, iniziando dai ragazzi della scuola con la quale collabora nella stesura dell’elegante opuscolo, per ricordare persone che hanno salvato esseri umani da genocidi, atti criminali, accaduti nel ventesimo e ventunesimo secolo, diffondendo “ la Memoria del Bene”.
“GIUSTI IN UN GENOCIDIO: IL RUANDA” è stato il tema di quest’anno.
Tre storie da celebrare, per riflettere su cosa vuol dire essere “Giusti” in un genocidio di ieri e di oggi. Una realtà che sembra lontana da noi, ma che come in altre importanti ricorrenze, ha visto anche Calvisano, collegato ai protagonisti di quei tragici giorni di guerra fratricida di 30 anni fa.
I Giusti del Ruanda per il 2025
Enrica Lombardi, nata a Castenedolo il 2.2.1933 è deceduta il 24.05.1915. Conosciuta per i suoi impegni di missionarietà in tutte le realtà sociali del bresciano. Imprenditrice nell’abbigliamento, una donna intraprendente con l’Africa nel cuore. Chiamata “zia Enrica” per i tanti bambini ai quali ha ridato vita e speranza. La sua persona è legata alla Associazione-Fondazione Museke, con l’aiuto anche del fratello don Roberto, è stata la “mamma” di quei 41 bambini che ospiti del centro rwandese di Kigali, giunsero nel 1994 a Brescia, trovando in molti casi una nuova famiglia.

Come accaduto anche a Calvisano. Pierantonio Costa, nato a Mestre il 7 maggio 1939, muore in Germania il 1 giugno del 2021. Definito il console italiano contro il genocidio ruandese, a 15 anni raggiunge il padre emigrato nello Zaire. Nel 1960 a Bukavu fa la prima esperienza di guerra africana e con alcuni suoi fratelli, si prodiga per traghettare sull’altra sponda del lago, gruppi di profughi congolesi.
Allo scoppio della rivoluzione di Pierre Mulele (1964) si trasferisce nel vicino Ruanda. Nei tre mesi del genocidio, dal 6 aprile al 21 luglio 1994, Lui Console Onorario, utilizzando i privilegi di cui gode, la rappresentanza diplomatica, nonché la sua rete di conoscenze e il suo denaro, ottenne visti di uscita dal paese per tutti coloro che gli chiedono aiuto. Di concerto con rappresentanti della Croce Rossa e di svariate Ong, alla fine del genocidio avrà perso beni per oltre 3 milioni di dollari, era proprietario di quattro industrie, salvando però quasi 2000 persone, tra cui 375 bambini in un campo di raccolta a Butare. Molte le onoranze ricevute, così come lo è stato per Enrica Lombardi.

Godeliève Mukasarasi, nata 1956 a Gitarama, nel distretto di Muhanga, dove lavorò nel campo del sociale per 25 anni. Abitando con il marito Emmanuel Rudasingwa e i suoi bambini a Taba. Durante il massacro dei Tutsi, sua figlia venne violentata dai militari. Per tale ignobile fatto, Godelieve e suo marito furono chiamati a testimoniare al Criminal Tribunal for Rwanda (ICTR), nella causa contro l’ex sindaco di Taba. Poco prima di testimoniare, il marito e la figlia furono uccisi da un gruppo armato Hutu.
Superando l’intimidazione da parte di alcuni membri della sua comunità e l’omicidio di sua figlia e del marito, ha testimoniato lei stessa e ha aiutato vari testimoni a deporre contro il Sindaco, condannato nel 1998. Dopo il genocidio, Godeliève decise di utilizzare il suo lavoro sociale per creare un’organizzazione che si preoccupasse di soddisfare i bisogni delle donne e dei bambini rimasti senza protezioni. Nacque così “Sevota”, un’organizzazione che ancora oggi lavora, attraverso uno staff di professionisti, per promuovere la riconciliazione tra hutu e tutsi e diffondere una cultura di pace e di non violenza tra le vedove e gli orfani di guerra. Recentemente in novembre ha fatto la sua testimonianza a Brescia. Qualche mese prima con il suo impegno un “Giardino dei Giusti” è sorto in Ruanda.

Presso il Chiostro Domenicano di Calvisano abbiamo ascoltato la testimonianza di Diogene Madella e Cyprien Camporeale, che fanno parte del gruppo dei “41 bambini” sfuggiti al massacro ruandese ed arrivati in Italia grazie all’Associazione bresciana Museke.
L’evento, riservato ad adolescenti e giovani del territorio, è stato realizzato in collaborazione con la Commissione Giovani del Comune di Calvisano.
Nello stesso luogo, presso la sede del Gruppo Arte e Amici, è stata allestita una mostra di opere ispirate dalle storie dei Giusti. Essa si è arricchita dai lavori realizzati da bambini e ragazzi delle scuole di Calvisano, che hanno aderito al concorso “L’albero dei Giusti”.
Familiari e testimonianze dei nuovi Giusti, erano presenti alla cerimonia mentre il 19 marzo 2025 il Comitato ha festeggiato i 10 anni del Giardino dei Giusti, con una serata speciale dove era presente il Presidente della Fondazione Gariwo di Milano Gabriele Nissim.
Marino Marini


