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Buonanotte, dolce Marilyn

Amici,
Settembre è sempre l’inizio di un nuovo anno, non date retta a chi vi fa gli auguri il primo
Gennaio. È a Settembre, quando inizi ad andare all’asilo, in prima elementare, in prima media,
in prima liceo, all’università…che inizia tutto.
Non dimenticherò mai il primo giorno di prima liceo mentre, nell’attesa che entrassero tutti al
suono della campanella, nascosta dietro una cabina telefonica pestai una cacca di cane.
Era evidente che qualcuno mi stesse augurando buona fortuna. È a Settembre che si cambiano le agende. C’è, dunque, da augurarsi un buon inizio di conclusione anno? Io di certo mi auguro di vedere al più presto un altro luogo desueto e abbandonato (non sto più
nella pelle) e poi di rivelarvi tutta la sua storia.
Da sempre, agosto per me è il mese del mio maggese, il tempo in cui l’anima si rigenera. Mettere l’anima a maggese è prendersi il tempo per maturare, capire cosa si vuol fare nella vita. Il mio maggese consiste nel viaggio che per me significa parole come esperienza, incontro, dialoghi. E memoria: viaggiare nello spazio è sempre viaggiare anche nel tempo.
Ora che sono tornata dalle mie vacanze e l’ombrellone, la spiaggia, il mare e le infradito hanno
lasciato il posto al solito “tran tran” quotidiano e alle scarpe chiuse, ho deciso di proseguire il
viaggio letterario in compagnia delle parole e di New Entry provando a raccontarvi (qualche
volta, non sempre eh) di alcuni grandi personaggi del ‘900. Il primo articolo di questa nuova rubrica parla di Marilyn Monroe.
Marilyn è stata un’attrice con un carico di bellezza e fragilità che mi hanno sempre affascinata fin da piccola e la sua storia è la storia di una vita che sembrerebbe una tragedia ma che invece si trasforma in una stella. La storia di una ragazza che più di cinquant’anni fa da voltaggio ai suoi sogni e ai sogni del popolo americano.
Una storia sullo stile e sull’arte di essere sensibili. Il 5 agosto avrebbe compiuto 90 anni e qualche sera fa ho provato a restituirle vita senza gabbia ed etichette, perchè tra cento anni lei sarà sempre bellissima e sorridente come e forse più che in questa foto.
Buon anno nuovo.
A Settembre.
Jù.

Tutto iniziò l’1 giugno 1926 nel cuore di Los Angeles, bellissima città della California, benché in un modo tutto suo, ingannevole. Per dirne una, giureresti che è una città di mare. Non che ci sia un porto vicino ma le facce, una certa aria di Festival, quel che ti danno da mangiare, la musica che si balla, danno a Los Angeles l’aria di essere una finis terrae, un contenitore di addii e di tardive rivincite sul destino.
Il mare è una trentina di chilometri ma c’è anche da dire che da lì si può partire per Beverly Hills,
Hollywood, e poi lasciarsi portare dal vento fino a Santa Monica o a Long Beach quando la terra
apre le gambe e partorisce il grande oceano e avventure in cui ardimento, intuizione, ferocia e
stupidità si mescolano secondo doti casuali, ottenendo chimicamente il futuro, il disastro o delle boiate pazzesche. Norma Jeane Mortenson è la protagonista che ci porta all’origine di questa storia, che nasce a Los Angeles e che noi tutti conosciamo come Marilyn Monroe. Quella mattina del 1926 andava tutto storto. Perfino la caffettiera non ne voleva sapere di fare il suo dovere: gorgogliava da più di cinque minuti, ma del caffè neppure l’ombra. In quella stamberga alla
periferia di Los Angeles, la città dei sogni, Gladys si accarezzava il pancione con una mano asciugandosi il sudore con l’altra. A quella creatura che portava in grembo mancava solo un nome. Ci pensava da mesi e non era ancora riuscita a trovarne uno che fosse all’altezza. Poi, un’illuminazione: “Ti chiamerai come la Talmadge, la mia attrice preferita. Ti chiamerai Norma. Norma Jeane. E sarai bellissima, sarai l’orgoglio di tua madre”. Quel che penso è: Meraviglia.
Questo era Norma Jeane. Era questa specie di giovane purezza pronta ad immolarsi all’amore nel 1943, con il primo marito James Dougherty. Aveva compiuto sedici anni da poche settimane e si sentiva addosso la stessa adrenalina di una bambina che si prepara ad una gara di mosca cieca. Sposarsi era un gioco divertente. Ma l’amore, quello vero, era tutta un’altra cosa. Ci avrebbe pensato dopo. L’importante, ora, era sposare James in modo da non dover tornare in orfanotrofio. Divorziarono nel 1946 e quando nella vita di Norma arrivò la leggenda del baseball americano Joe Di Maggio, lei era già Marilyn Monroe. Una specie di pianeta scoperto nel firmamento del mare, qualcosa di molto reale ma allo stesso tempo mitico, leggendario, visionario e fragile. La celeberrima scena della gonna alzata all’aria della metropolitana in Quando la moglie è in vacanza filmata in Lexington Avenue a New York il 19 settembre 1955 davanti a centinaia di fans dal regista Billy Wilder, perseguitò Joe fino a quando una sera al St. Regis Hotel lui e Marilyn litigarono e lui la picchiò. Dopo tre settimane ci fu la separazione, dopo soli nove mesi di matrimonio. Per Marilyn questi sono gli anni della consacrazione e dei successi internazionali: Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario (tutti del 1953), La magnifica preda (1954), Il principe e la ballerina (1957), A qualcuno piace caldo (1959). E’ in questi anni che senza il più piccolo dubbio, Marilyn ha questo gustoso fardello di conquistare il mondo e poi metabolizzarlo: ogni giorno, la prodezza della sua ingenuità aggredisce pezzi di mondo, li conquista e li fa suoi. Archivia con raffinato istinto. In qualche modo mette a posto, ordina. Vale tutto, per Marilyn. E le arriva di tutto: film, comparse, presunti nuovi flirt, dicerie, sentenze, servizi fotografici, ospitate, inviti, red carpet, copioni, domande teologiche, psicofarmaci, cronache di fragilità irrisolte, collaborazioni, calcoli di guadagno, colori, suoni, urla, lamenti, risate,
provocazioni, nuove proposte e la loro rotta, ogni conquista e il suo prezzo.
Poi arriva Arthur Miller, è il 1956. Come tutti, anche lui si innamora di lei. “La vitalità di una donna che non si capisce ma che sembra sul punto di illuminare una vasta distesa di oscurità che ci
circonda”, così la descrive Miller dopo il loro primo incontro. Marilyn vuole un figlio da Miller ma durante il loro rapporto ebbe tre aborti, il primo dopo aver completato Il principe e la ballerina. Da questo momento, la nave Marilyn naufraga.
Vorrebbe recuperare il mondo e allargare il grande personale impero che di tanto in tanto chiama vita, ma consuma droga e beve molto. Troppo. Quando le riprese de Gli spostati (1961) iniziano (peraltro la sceneggiatura è firmata Arthur Miller), il matrimonio è già naufragato. Si dice che abbia relazioni sessuali anche con donne, non solo con i fratelli Kennedy.
E’ inevitabile che per finire di parlare della più bella attrice del ‘900, una donna fragile ed ingenua, il sogno di (quasi) tutti gli americani, si tiri fuori anche la sua lunga esperienza con la terapia psicanalitica. Misto di crudezza e maleducata arroganza. Decisamente intrigante.
La vita l’ha indurita. L’ha abituata a ricominciare da sola tantissime volte e alle nuove sfide non ci fa neppure più caso. Così, senza rispondere al misto di crudezze e maleducate arroganze, decisamente intrigante volge le spalle a tutti e nuota nuda in una piscina facendo scandalo e conquistandosi la copertina di decine di riviste dell’epoca: i giornalisti lo chiamano il bagno di Marilyn ed è la celebre scena di Something’s Got to Give, ultimo film (incompiuto) del 1962 dove recita per l’ultima volta e che anticipa di poco tempo la sconvolgente notizia della morte dell’attrice. E’ il 5 agosto 1962. Marilyn Monroe muore nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, all’età di trentasei anni.
Potete seguirmi su Facebook sul mio profilo privato La Ju Franchina, sulla mia pagina pubblica @IoLaJu o leggere il mio blog a questo indirizzo: alegraaa.blogspot.it

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