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BLACK FRIDAY

Dal giorno del Ringraziamento al Black Friday (Venerdì Nero): è questo il passaggio chiave della tradizione americana dello shopping sfrenato.
Nacque negli anni Sessanta, infatti, la moda di questo giorno speciale che, negli Stati Uniti e in Canada, segnava la svolta tra il periodo autunnale e quello prenatalizio: il giorno dopo il ringraziamento, tradizionalmente festeggiato il quarto giovedì di novembre, il commercio trovò il modo di incentivare le vendite in vista dei regali di Natale.

Niente di più efficace, poi, dal punto di vista comunicativo di massa, se si pensa allo slogan del color nero che “va su tutto” – come si direbbe nella moda – e che richiama i libri contabili di allora, tracciati con penna rossa nell’eventualità di perdite economiche, e in penna nera, non a caso, in occasione di conti in utile.

Nei decenni, tuttavia, come spesso succede, la tradizione si è trasformata, allargata, divulgata, perdendo il suo significato originale ed emotivo, fino a giungere anche alla realtà europea, i cui cittadini, invece, non possono storicamente restare coinvolti nell’emotività di una festa americana per antonomasia, come quella del Ringraziamento.


Si perde, dunque, ogni significato storico, tradizionale, emozionale di un evento che, senza basi, in Europa come in Italia, ha aperto, in molti casi, alla possibilità di un mascherato anticipo dei saldi, a scapito di qualità, efficacia ed equa concorrenza: sconti, prezzi stracciati, sottocosto, comunicazioni di massa che, con slogan più o meno funzionali, propongono al pubblico svalutazioni più che occasioni.

Potrebbe, allora, essere interessante riprendere il riferimento ai colori con la speranza che si possa, andando oltre al nero, in tempi economici difficili, riscoprire le sfumature e gli arcobaleni di colore dei prodotti in vendita e, ancor più, della qualità degli stessi.
Giorgio M.

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