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Big Screen: THE HELP

Vuoi essere avvisato in anticipo dell’organizzazione di eventi, manifestazioni, rassegne, anteprime cinematografiche e film in programma nella tua zona? Manda un email a: piergiorgio.ravasio@email.it Capita raramente di recensire un film iniziando con quella che dovrebbe esserne la conclusione. Ma oggi vogliamo davvero cominciare con un appassionato invito: non perdetevi questo splendido gioiello di alta cinematografia, dalla partitura lucida, senza cedimenti e di formidabile impatto. Film pronto già da tempo ma la cui distribuzione (è la stessa Walt Disney a comunicarcelo durante la Convention) è stata rinviata a ridosso degli Oscar 2012, dei quali, questo film, potrebbe portarsene a casa più di uno.Non lontano dall’assoluta perfezione stilistica, “The help” porta in sala un cast da genuflessione, tutto rigorosamente al femminile, la cui lodevole prova di attrici spicca nel corso delle due ore e mezzo di visione. Una storia che, pur non risaltando per originalità (razzismo e soprusi vari subiti dalle donne di colore in alcuni Stati americani agli inizi degli anni ’60), può comunque essere vista come un costante omaggio a precedenti pellicole del calibro di “Amistad”, “Il colore viola”, “Mississippi Burning – Le radici dell’odio”, “Il sapore della vittoria”, “Malcolm X”. Ispirato al best seller del 2009 “L’aiuto” (edito in Italia da Mondatori) della scrittrice Kathryn Stockett, la trama ruota attorno alla figura di una giovane giornalista che decide di scrivere un libro sulle discriminazioni razziali subite da un gruppo di donne di colore a servizio di facoltose famiglie borghesi americane. A loro chiederà di raccontare tutti i soprusi subiti. Conosciamo così, nell’estate del 1962, la sapiente afro-americana Aibileen Clark (Viola Davis) che, dopo aver allevato i figli dei suoi principali, si vede perdere il proprio figlio; Minny Jackson (Octavia Spencer), con una squadra di figli al seguito, brava cuoca, ma dal carattere difficilmente gestibile e regolarmente licenziata dai propri datori di lavoro; l’inflessibile bianca (di pelle) Eugenia Skeeter Phelan (Emma Stone), che non ne vuole sapere di accasarsi nonostante le insistenze della madre, e che, fresca di laurea, è ansiosa di scrivere un libro per condannare le drammatiche situazioni vissute da tante donne di colore. Il desiderio letterario di quest’ultima porterà le tre donne ad un destino che nessuna di loro si sarebbe mai immaginato. Interpretazioni davvero potenti, sincere e commoventi, dove i personaggi sono abitati con rara forza dai loro interpreti. Gradevole nello sviluppo, giusto nel dosaggio tra commedia e dramma, il film, agitato da lodevoli fermenti ideologici, riesce a toccare profondamente le corde del cuore più sensibili dello spettatore con una cura e abbondanza di contenuti che raramente succede di vedere. Accanto a loro donne di altro pregio come la crudele Bryce Dallas Howard, vittima di un “omaggio culinario” che non mancherà di suscitare la nostra ilarità (la divertente scena della torta); la spassosa signora Jessica Chastain che tenta di fare la donna di classe con risultati sarcastici; il Premio Oscar Sissy Spacek, memorabile interprete di tante indimenticabili pellicole. Grazie Tate Taylor! Nonostante la tua poca esperienza cinematografica (il tuo primo film, del 2008, è stato “Pretty Ugly People”) ci hai insegnato, divertendoci e commuovendoci con un film splendidamente riuscito e dalla lucidità esemplare, come il coraggio di una donna possa riuscire a contagiarne altre; tutte unite nella lotta alla deplorevole e bestiale discriminazione razziale. Ci farai tornare a casa con qualche lacrima versata, ma anche con il ricordo di alcune donne insicure ma determinate che ci hanno fatto sorridere, ridere e commuovere nella loro genuinità, regalandoci un vero, sincero, piccolo miracolo. a cura di Piergiorgio Ravasio da Bonate Sopra

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