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Big Screen: SUPER 8

Vuoi essere avvisato in anticipo dell’organizzazione di eventi, manifestazioni, rassegne, anteprime cinematografiche e film in programma nella tua zona? Manda un email a: piergiorgio.ravasio@email.it Al centro di “Super 8” ci sono sei ragazzini di una cittadina dell’Ohio degli anni ‘70: quello che sta cercando la sua strada nel difficile rapporto con il padre e, soprattutto, di riprendersi dall’improvvisa morte della madre; il ragazzo ingenuo, bersaglio degli scherzi degli amici; la guida del gruppo: il visionario perfezionista, nonché appassionato sceneggiatore e regista (registrare sempre per “aggiungere valore alla produzione”); il personaggio più malizioso del gruppo; quello un po’ più intelligente degli altri che sa molte cose e gli piace condividerle con chi è interessato. Il comune desiderio di tutti questi ragazzini è quello di girare il loro primo film di mostri in Super 8. Sogni che vengono improvvisamente infranti dopo aver involontariamente assistito (e filmato) un terribile incidente ferroviario. Non tanto per il disastro in sé, quanto per i misteriosi eventi che ne scaturiscono e, soprattutto, le conseguenze che si riverberano a livello di amicizia e famiglia; situazioni che altereranno per sempre il modo di vedere la propria vita. Se il cuore di “Super 8” è un gruppo di ragazzini, l’anima dietro a questa pellicola è rappresentata da due filmakers che si sono fatti le ossa realizzando film in 8mm quando erano più giovani: J.J. Abrams e Steven Spielberg. Entrambi con la passione per il cinema, nel corso di quella infanzia che ha gettato le basi di tutte le loro avventure sul grande schermo di oggi. Abrams, regista, sceneggiatore e produttore, definito “il nuovo incontrastato re del mistero” (soprassediamo …), abile nel miscelare personaggi, humor e suspence in film come “Star Trek”, “Mission Impossible III”, “Cloverfield”; Spielberg, partner principale della DreamWorks Studios, il papà di “E.T.” (che questo film ci fa decisamente rimpiangere …) che, ormai, non ha più bisogno di presentazioni, grazie ad una carriera planetaria che l’ha reso uno tra gli uomini più influenti e di maggior successo (soldi) dell’industria cinematografica grazie, anche, alla miriade di premi ricevuti. Ma torniamo alla nostra trama… Non appena i ragazzini si cimenteranno con qualcosa che non era mai stato scoperto prima d’ora (un alieno che ci è gentilmente concesso di intravedere solo negli ultimi dieci minuti), si ritroveranno in un conflitto con vari adulti e varie autorità: il vice sceriffo che comincia ad investigare su insolite scomparse e strani avvenimenti, un colonnello dell’aeronautica che arriva in città per una missione misteriosa e segreta, un padre turbato perché la moglie lo ha piantato lasciandolo alle prese con una figlia che sta raggiungendo la maturità. Chiaramente non mancheranno le situazioni a cui gli script di questo filone ci hanno abituati: C.B. fuori uso, uno sceriffo irreperibile, cani e forni a microonde che spariscono, buchi enormi nei garages, interruzione di corrente e via discorrendo. Pensando a questo film e allo scontato messaggio di fratellanza universale, non possono non venirci alla mente pellicole di ben altra fattura (molti si sono sbizzarriti facendo riferimenti ai vari “E.T.”, “I Goonies”, “Stand by me – Ricordo di un’estate”). L’unico sentimento che ci assale è quello di una sana ed evidente nostalgia, dove l’incontro della vita di tutti i giorni con l’inspiegabile veniva affrontato con ben altro calibro. Non è portando a bordo del cast alcune leggende del cinema (curatore di effetti visivi, sound designer, ecc…) o il patrimonio di tecnologia digitale a portata di mano della Industrial Light & Magic (le immancabili sequenze di esplosioni con reazioni a catena e detriti che volano a distanza) che si contribuisce a decretare il successo di una pellicola che non sia quello puramente commerciale e da blockbuster. Non basta mischiare la vicenda di ragazzini che girano un film con un evento misterioso; non basta fondere l’intima e accorata storia di una cittadina (e di una classe operaia) con un gruppo di giovani adolescenti dall’epica e creativa fantasia; non basta ricorrere a giovani attori dal viso fresco e appetibile al pubblico (anche se, per la verità, alcuni di loro hanno già maturato significative esperienze sul grande schermo e in televisione). L’unico impatto che il film può generare è sugli spettatori della medesima età dei protagonisti adolescenti. Gli adulti, al massimo, dovranno sorbirsi (anche al cinema) le stesse problematiche che si ritrovano tra le mura domestiche: la mancanza di un genitore, l’amicizia (più o meno contrastata) della prole con la ragazzina di turno, la riscoperta del rapporto con i propri figli. Per fortuna non si girano più film in Super 8. Auguriamoci solo di non doverci sorbire un Super 16 o Super 24.

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