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AVVOLTI IN UN GRANDE PATCHWORK DI PORTOGALLO

Attraversare il Paese cucendo la coperta della sua identità: quella dello stato europeo forse meno visitato, socialmente affaticato, che non cede alla crisi economica la propria bellezza. Da respirare nella speranza della gente che passeggia ancora lungo le sue strade sconnesse: quelle che da Porto arrivano a Lisbona e ritornano, passando per le città di Coimbra, Aveiro e Nazarè. Il grigiore di Porto che accoglie il mio atterraggio si appesantisce imboccando l’autostrada A1 direzione sud, dove le auto ammaccate sobbalzano sul manto stradale dissestato. Superata la periferia della città, guadagnano spazio dei boschi fitti e brillanti, sfumati da sonnecchianti letti d’acqua ovattati da un velo di foschia, introducendo una piacevole sensazione di accoglienza che mi accompagnerà al termine del tour lungo il Paese. A metà strada per la capitale, giovani artisti disegnano le prospettive dei vicoli della città di Coimbra, seduti sui gradini del sagrato della Sé Velha, prima cattedrale del Portogallo, il cui ingresso è nascosto da un pesante tendone di porpora scolorita. Le alte statue sulla facciata della gloriosa università vecchia non riescono a distrarre gli occhi dal degrado circostante, inatteso in un sito che dal 1290 richiamò studiosi da ogni parte del mondo. Il jardim botânico a valle della città piange tra i grandi salici e il profumo di erbe di paesi lontani, come i tempi in cui cure più attente probabilmente coltivavano ogni giorno questa bellezza in letargo. Continuando verso sud, l’oceano batte sulla spiaggia di Nazaré, porto peschereccio più noto del Paese, inghiottendo i grani spessi di sabbia nel ruggito dell’acqua, che non distoglie le mani esperte di un pescatore assorto a sciogliere i nodi della sua rete. I pesci distesi al sole sembrano far dimenticare che proprio in questo stato, che ha ricevuto il più generoso sostegno economico procapite negli ultimi venti anni, l’organizzazione della banca del cibo contro la fame non riesce a far fronte alle migliaia di “nuovi poveri” che ogni giorno bussano alla sua porta. Sul lungomare si espande il profumo di pesce in cottura, mentre un uomo nascosto nel retro di una bottega sorride pulendo il pescato di giornata. Le raffigurazioni delle madonne e dei santi sulle facciate delle casette bianche dai bordi colorati guardano dritte al cuore dei curiosi, immobili nell’osservarsi reciproco. Sulla piazza del Sítio, parte della città arroccata sulla falesia, il sole sp! lende così forte da scavalcare la forza del vento, abbagliando le scanzonate grida di un’anziana che, a ritmo dei colpi del suo bastone, allontana gli uccelli da granaglie e semi in vendita nella sua bancarella improvvisata. Ancora più a sud, l’altissimo abbraccio del Cristo Rei, fratello della più nota statua di Rio de Janeiro, protegge la capitale bianca che si apre ai suoi piedi brillando sull’estuario del Tago. In continua trasformazione, Lisbona vive veloce: nella frenetica notte del Barrio Alto, sulle note del Fado nel Rossio, a bordo del tram elèctricos numero 28 che corre in discese ripidissime. E sopravvive lentamente sulle panchine delle piazze riservate ai senza dimora. Dopo aver detenuto la gloriosa fama di Paese di conquistatori, il Portogallo sembra aver perso la rotta per il proprio equilibrio e per quello della sua gente, che comunque guarda avanti generosa e accogliente. Risalendo verso nord, Aveiro, la piccola Venezia portoghese è in grande festa: la statua di s. Gonzalos, agghindata di fiori, è circondata dallo sfioramento di baci dei fedeli, mentre nella piazzetta antistante alla cappella gli ombrelli capovolti e aperti al cielo attendono di riempirsi: le tradizionali ciambelle croccanti, semplicemente glassate di zucchero, vengono lanciate dall’alto della chiesa a simboleggiare le promesse mantenute, che la moltitudine non si lascia sfuggire. I moliceiros – imbarcazioni simili a gondole, decorate da immagini scherzose nella prua a forma di mezzaluna – accompagnano le coppie di romantici turisti nella risalita dei canali che solcano la città, fiancheggiati da belle facciate di costruzioni in stile Art Nouveau. Rientrata per scoprire la città d’arrivo, scalo le vie dove da un capo è possibile vedere l’altro, circondata dal brulicare di gente che passeggia nel tardo pomeriggio. Le imbarcazioni cariche di barilotti di vino Porto sul Douro seguono l’ondeggiare del fumo delle castagne arrostite dagli ambulanti lungo le strade. Nel freddo del mattino, alcune donne robuste – infagottate nei maglioni di lana spessa, fazzoletto stretto nel nodo sotto il mento e calzettoni lunghi al ginocchio – attendono i rari acquirenti chiacchierando tra i banchi ancora oggi aperti del mercato di Bolhão. Il calore del sole si sprigiona così forte a mezzogiorno da farmi reclinare la testa al cielo, pensando alla primavera anche se è ancora inizio gennaio. La magia dei luoghi, eterna ed ammagliante, ci abbraccia di nuovo. Come sempre. Per fortuna. MaLo

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