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Aurora Greta Ruggeri: l’immagine come linguaggio interiore

Per Aurora Greta Ruggeri la fotografia non è mai stata soltanto una passione, ma un linguaggio necessario, uno spazio intimo e autentico in cui poter trasformare visioni in immagini e dare forma concreta a ciò che prende vita nella sua mente. Fin da bambina, tra rullini, esperimenti e luce naturale, ha sviluppato uno sguardo attento, sensibile e già sorprendentemente costruito, capace di cogliere dettagli, equilibri e geometrie invisibili agli altri.

Con il tempo, quello sguardo si è evoluto, arricchendosi attraverso lo studio, la ricerca e l’esperienza, fino a diventare metodo, progetto e identità professionale. La sua formazione in Architettura le ha insegnato a pensare l’immagine, a strutturarla, a darle un equilibrio preciso tra composizione, spazio e luce, trasformando ogni scatto in un atto consapevole.

Oggi la fotografia è per lei un punto di incontro tra istinto e costruzione, tra libertà espressiva e visione strategica, dove nulla è lasciato al caso ma tutto nasce da un’esigenza profonda di racconto. Perché, in fondo, fotografare per Aurora Greta Ruggeri significa questo: continuare a raccontarsi, esplorarsi e tradurre in immagini tutto ciò che ancora deve essere detto.

Partiamo dalle basi: chi sei e come ti racconteresti oggi?

Mi chiamo Aurora Greta Ruggeri, sono nata a Bologna nel 1992. Ho una formazione in Architettura e ho conseguito un Dottorato di Ricerca in economia immobiliare. Oggi gestisco uno studio di comunicazione che ho fondato, BeCosmic, attraverso il quale mi occupo di fotografia, video e strategie di promozione che mettono sempre al centro l’immagine. Mi definisco una persona creativa, ma allo stesso tempo molto precisa e orientata ai risultati.

Quando è nata la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia, così come per il videomaking, nasce quando ero davvero molto piccola, quasi come una forma spontanea di espressione. Ricordo ancora quando mi regalarono una macchina fotografica analogica: da quel momento non c’è mai stato un vero distacco, è stato un percorso continuo.

Come si è evoluto nel tempo il tuo percorso?

È stato un percorso molto naturale, iniziato con i primi esperimenti da bambina, giocando con luce e composizione. Ho passato tanto tempo a fare prove con i rullini e in camera oscura, imparando sul campo. A un certo punto ho anche lavorato come modella, un’esperienza che mi ha dato la possibilità di comprendere davvero l’immagine anche dall’altra parte dell’obiettivo. Da lì è iniziata una fase più consapevole, che mi ha portata verso la fotografia professionale, sviluppata parallelamente ai miei studi in Architettura.

Quanto hanno inciso i tuoi studi sul tuo modo di fotografare?

Moltissimo. Il mio background in Architettura mi ha dato uno sguardo progettuale, che applico direttamente all’immagine. Quando fotografo penso sempre a composizione, luce e spazio in modo strutturato. Questo mi permette di costruire immagini più consapevoli, non casuali. Credo molto nel valore della cultura e dello studio come base per sviluppare un linguaggio visivo solido e riconoscibile.

Guardando al tuo percorso, quali sono stati i momenti più significativi?

Più che singoli momenti, direi che è stato fondamentale l’atteggiamento: ho sempre scelto di mettermi in gioco, accettando sfide e collaborazioni anche molto diverse tra loro. Ho lavorato con realtà differenti, sperimentando linguaggi e approcci, e questo mi ha aiutata a crescere e a definire meglio la mia identità. Se penso ai momenti più forti, sono quelli in cui ho avuto accanto persone che hanno creduto in me e mi hanno spinta a dare il massimo.

Oggi, cos’è per te la fotografia?

Oggi la fotografia è qualcosa di profondamente personale. È il modo più diretto che ho per raccontarmi. Mi ha dato la possibilità di mostrare agli altri ciò che ho dentro, il mio modo di vedere il mondo. Se devo dire cosa mi ha tolto, direi nulla. Anzi, credo che chi non ci prova perda un’occasione importante di esprimersi attraverso una forma d’arte così versatile e appagante. Per me è stata, e continua a essere, una forma di libertà. Ed è proprio questo che mi spinge ad andare avanti: la sensazione di avere ancora tanto da scoprire e da raccontare.

Che rapporto hai con i social media?

Uso i social principalmente per condividere alcuni dei miei lavori fotografici. Non mi considero un’influencer, ma li vedo come uno strumento. Credo che siano una grande opportunità, soprattutto per i giovani: uno spazio nuovo che ha aperto possibilità concrete in un mondo del lavoro che spesso sembra saturo.

Che tipo di immagine vuoi trasmettere attraverso i tuoi canali?

Mi piacerebbe trasmettere un’immagine che sia allo stesso tempo divertente e professionale, capace di unire creatività, visione strategica e sensibilità estetica. Per me i social sono un mezzo per raccontare progetti, fotografia e tutto il processo creativo che c’è dietro. Non mi interessa la visibilità fine a sé stessa: preferisco contenuti coerenti, curati, che possano davvero comunicare qualcosa e invogliare le persone a lavorare con me.

Come vedi il mondo dello spettacolo oggi?

Lo trovo un ambiente molto stimolante, pieno di creatività e opportunità, anche se forse oggi un po’ fuori controllo. Rimane comunque un settore capace di valorizzare il talento e creare connessioni interessanti. È un mondo che osservo con curiosità.

Fuori dal lavoro, come ti descriveresti?

Nel quotidiano mi piace uno stile essenziale ma curato. La sera, invece, tendo a scegliere qualcosa di più elegante, mentre in spiaggia rimango su un look molto semplice. Il mio modo di vestire riflette abbastanza bene il mio equilibrio tra estetica e personalità. Se devo dire una cosa che mi distingue, probabilmente è l’attenzione quasi maniacale che dedico ai miei capelli.

Guardando avanti: cosa c’è nel tuo futuro?

Ci sono diversi progetti creativi in evoluzione, anche se per ora preferisco non svelare troppo. Sto lavorando per far crescere sempre di più il mio studio e per sviluppare nuove collaborazioni. Mi interessa continuare a far evolvere la mia ricerca visiva e narrativa. Tra dieci anni mi immagino con una realtà consolidata e riconoscibile, ma con lo stesso desiderio di oggi: continuare a raccontarmi, sempre meglio.

CONTATTI SOCIAL

https://www.instagram.com/auroragretaruggeri

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