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ASSOCIAZIONE “IL SORRISO” DI CALVISANO: DALL’INIZIO DELLA PANDEMIA LA SITUAZIONE DELLA DISABILITÀ NON É CAMBIATA, ANZI…

Molte sono le testimonianze di regressioni per le persone diversamente abili, specialmente quelle riferite a disabili appartenenti alla legge 104 considerate le più fragili in questo periodo di pandemia. Queste persone hanno sempre subito le condizioni principalmente associate alle RSA, nonostante ripetutamente è stato chiesto di non adeguare la realtà degli anziani con quella della disabilità, delle dipendenze, della salute mentale, della neuropsichiatria, dei minori rispettando i diversi bisogni delle cittadine e dei cittadini lombardi. Questo persistente accorpamento ha fatto sì che molti di questi disabili, compresi i loro educatori e operatori, si siano trovati in drammatiche difficoltà per le norme a cui dovevano attenersi. Questi disabili da tredici mesi sono stati costretti a controlli periodici ossessivi, con test molecolari, prelievi e obbligati ad una condizione di vita clausurale in quanto nessuno si prendeva la responsabilità di far loro respirare un po’ di aria pura.

Oggi abbiamo una situazione che parecchie di queste persone sono state anche vaccinate completamente con il vaccino Pfizer ritenuto il più affidabile ed efficace fra i vaccini, perciò un vaccino che tutela con percentuali molto alte queste persone da un probabile contagio. Superando molteplici difficoltà e confortati dalle dichiarazioni di emeriti Immunologi e Direttori Sanitari, famigliari e parenti di ospiti inseriti nelle residenze, sentito che dopo il vaccino sarebbero stati protetti, molti hanno sperato che gli fosse concesso il rientro in famiglia. Purtroppo a soffocare gli entusiasmi sono state le condizioni, per quelli che volevano usufruire di questi permessi, che facevano ancora riferimento a quelle adottate per la prima ondata di pandemia, “Quattordici giorni a casa e poi per i rientri in residenza, 1 tampone e 14 giorni di isolamento nel proprio nucleo”, come se fosse un nuovo inserimento. Tali disposizioni sembrano più orientate a disincentivare che favorire queste persone a chiedere. Infatti, specialmente per le condizioni di rientro danno la sensazione di essere considerate più come punizioni e mortificazioni per aver usufruito di un permesso per vedere i propri genitori, rispetto ad altri ospiti che per ragioni vitali o inattuabili non possono lasciare la residenza. Una disposizione che non serve a nulla dal momento che al rientro nel nucleo rimangono a stretto contatto con i loro compagni, una precauzione che ha solo la funzione di umiliarli e privarli di alcune attività gratificanti per loro, e che non fanno altro di aumentare le inquietudini e le sofferenze anche per i loro famigliari. Inoltre considerando che la Lombardia si trova in Zona Rossa, non vi sembra che questi disabili invece di essere esposti maggiormente al contagio non siano più tutelati per le ridotte o nulle possibilità di movimento e col dovere di attenersi alle norme stabilite dal Ministero della Salute? Se ci sono persone che hanno sempre rispettato queste regole sono proprio questi disabili e i propri famigliari che sicuramente non frequentano luoghi che li possano contagiare. Allora perché imporgli questo isolamento, a cosa è servito tormentarli con i tamponi e vaccinarli, non pensate che fare un test antigenico prima di entrare in Residenza con risultato negativo non sia sufficiente per reintegrarli a pieno titolo nel loro nucleo? Credo non ci siano categorie che abbiano queste rigide limitazioni, pertanto vorrei far presente a chi ha la possibilità di cambiare questi protocolli quanto sopra esposto, in quanto sono atti diretti a discriminare e ghettizzare ancora di più queste persone estremamente indifese.


Durante la pandemia hanno rispettato i tempi di criticità ma poi, nei periodi meno avversi, casi evidenti di mancanza di affettività nei loro confronti, nonostante l’eroismo e la sensibilità degli educatori e operatori, sono stati volutamente ignorati dai responsabili nonostante la Regione avesse dato loro la possibilità di intervenire per il loro benessere. Ora se anche il vaccino non serve almeno a rendere possibile quel livello minimo di umanità che sta fra un figlio e una madre, allora di cosa parliamo?
Bisogna adoperarsi affinché si trovino le soluzioni per consentire la fine di queste azioni disumane che da 13 mesi non guarda in faccia ad affetti e legami. Non sono certo i rientri in famiglia con la penitenza dell’isolamento di queste persone che fanno aumentare i contagi. Spero che qualcuno che ha il potere di cambiare colga questo appello e provveda, in quanto siamo stanchi di promesse per fare in modo di ridare a queste persone la dignità che si meritano e un aiuto prezioso ai loro famigliari per non dissipare anni di sacrifici in funzione di disposizioni mirate più a salvaguardare solo l’aspetto clinico tralasciando l’aspetto emotivo e affettivo.


Binosi Luciano
Presidente Associaz. Il Sorriso Calvisano

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