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API SOTTO CAFFEINA SONO DOTATE DI UNA MEMORIA DI FERRO

Un recente ricerca pubblicata su Science mostra come le api mellifere che hanno ingerito caffeina sono più propense a ricordare la posizione di fiori e piante, in particolare delle piante dei generi Citrus (come l’arancio, il limone o il pompelmo) e Coffea (che racchiude le circa 90 specie conosciute di caffè).

Ricordare i tratti distintivi dei fiori è difficile da fare a ritmi veloci quando si vola di fiore in fiore, e abbiamo scoperto che la caffeina aiuta le api a ricordare la posizione dei fiori” spiega Geraldine Wright, ricercatrice alla Newcastle University e autrice della ricerca. “Quindi, la caffeina nel nettare delle piante probabilmente migliora la capacità delle api di raccogliere cibo, fornendo contemporaneamente alla piante un fedele insetto impollinatore”.

La caffeina, in realtà, è uno dei peggiori nemici degli insetti: è un insetticida naturale con effetti paralizzanti, e ha un sapore terribilmente amaro. 

Se per l’uomo la dose letale media si aggira tra i 150/200 mg per chilogrammo di peso corporeo (l’equivalente di 80-100 tazzine per un uomo adulto), per gli insetti la dose mortale è molto più ridotta. Perché, quindi, le api sembrano gradire così tanto la caffeina presente nel nettare e nel polline di alcune piante? “La caffeina è una sostanza chimica difensiva per le piante, e ha un sapore amaro per molti insetti, api incluse, per cui siamo rimasti sorpresi nel trovarla all’interno del nettare. In ogni caso, è presente in dosi troppo basse per essere percepita dalle api, ma in quantità tale da avere effetti sul loro comportamento” sostiene Phil Stevenson, co-autore della ricerca. Il team ha verificato l’impatto sulle api del nettare e del polline di alcune piante del genere Citrus e Coffea, incluse le specie utilizzate per creare le miscele di caffè “robusta” e “arabica”. Secondo i dati, le api sotto caffeina erano tre volte più efficaci nel riconoscere fiori avvistati 24 ore prima, e due volte più propense a riconoscerne l’odore anche dopo tre giorni.Tipicamente, il nettare di un fiore della pianta di caffè contiene una quantità di caffeina pari a quella presente in una tazza di caffè istantaneo. 

Nonostante il sapore disgustoso e la possibilità di assumere una dose letale, le api continuano a raccogliere il nettare di queste piante a causa di una sorta di “caffeinismo”, fenomeno che si riscontra (in modo ovviamente differente) anche negli esseri umani dopo l’assunzione cronica di caffeina. Attratte dal nettare della pianta di caffè, una sostanza che consente loro di migliorare le prestazioni sul campo, le api si riempiono di caffeina per poi rimettersi alla ricerca di altre piante simili; nel frattempo, inconsapevolmente, contribuiscono all’impollinazione di queste piante e ne favoriscono la diffusione. Non sono ancora chiari quali altri effetti possa esercitare la caffeina sulle api, ma la comprensione dei meccanismi chimici legati a questa sostanza potrebbe fornirci importanti indizi su suoi reali effetti sul cervello umano. “Anche se il cervello degli esseri umani e quello delle api hanno ovviamente moltissime differenze, quando si osservano le loro cellule, proteine e geni, questi due cervelli lavorano in modo molto simile. In questo modo possiamo usare le api per capire come la caffeina agisca sul nostro cervello e sul nostro comportamento” spiega Julie Mustard, membro del team di ricerca.

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