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ANDREI

Cade come lampo a ciel sereno, come fulmine, folgore, saetta tonante, la notizia della morte del giovane Andrei di soli 19 anni, nel fior della vita colto per abbellire il giardino del Padre.
Interrogazione sagace, tagliente, rimbomba nello spazio, inzuppa nari, risuona vorace.
Compagno di classe di Vittoria lo ricordo sfilare nei lunghi corridoi, ridere, giocare, azzardare gesti. Di carattere un poco schivo difficilmente le si avvicinava seppure il suo comportamento fosse rispettoso ed accogliente.
Anni hanno ingoiato anni; voragini strette hanno allontanato i nostri passi. Dopo l’esame di terza media lui ha deciso d’iscriversi alla Bonsignori, noi siamo involati verso il Don Milani di Montichiari. La pandemia ci ha fatto ritrovare per caso, nei lunghi pomeriggi dove poco era concesso e molto apprezzavi lo scambio di parola con una persona amica. Presso il santuario del morti del Gandino la sua combriccola si riuniva; noi dappresso giungevano per dare alle bambine uno stacco in mezzo alla natura. Fu timido il nostro ritrovarci, tanto lento da scandire tempo e spazio.
Li ascoltavo parlare, tessere sogni, afferrare il futuro con decisione e chiarezza, non concedendo spazio ad intralci o intoppi. Mentre “origliavo” sentivo profondo piacere per quelle giovini vite che si affacciavano al mondo con spavalda tenerezza.


Poi Vittoria un giorno nel percorrere il vialetto gli tese la mano, lo fissò dritto negli occhi come a voler dire “Ti ricordi di me? Andavamo a scuola insieme? ”Timidamente Andrei gliela porse, le sorrise, le chiese come stava. Vittoria sorrise felice ed appagata. Iniziammo a parlare, a ricordare, a discorrere sereni ritrovandoci poi nelle domeniche a venire come appuntamento fisso.
Quello che mi colpiva di lui era la chiarezza di come avrebbe voluto vivere la vita, quali scelte, quali motori, quale lavoro, quale strada da imboccare. Deciso e volitivo poi si allontanava a bordo della motocicletta facendo risuonare il rombo nella quiete di un silenzio profondo.
La sua morte, improvvisa, mi ha profondamente addolorato e colpito alle fondamenta.
Stramba la vita, mi son detta, imprevedibile, scaltra, sagace, ingannevole.
Io, madre di una ragazza fragile, mi batto come bestia feroce affinché mia figlia abbia tutte le cure che le possano garantire la salute; di sera prima del sonno la segno col segno della croce affidandola al Padre affinché la custodisca. Di certezze, in una malattia come la sua, ne abbiamo poche, di voglia di combattere tanta.
E lui, giovane, sano, bello, strappato alla vita, morto, senza neppure avere avuto forse il tempo per salutare l’ultimo istante, gettare uno sguardo al mondo da lui tanto amato ed ambito. “Siamo nelle mani del Signore”, attraverso la fede bisogna accettare i disegni decisi per ciascuno di noi.
Alla famiglia di Andrei tutta la nostra vicinanza.
A lui, ad Andrei, un abbraccio da parte nostra ed un grazie per aver saputo donarsi con estrema gentilezza e delicatezza d’animo.
Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

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