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A PEPPINO MURA – POETA ATTORE MONTECLARENSE

I tò öcc simpatich e birichì,
restacc compagn de chèi dei pütì,
la batüda pronta e brilante söl palco
e pò nela comedia dela vita.
Tat amur per èl tò Munticiar,
col sò dialèt al’aparensa un pö dür,
che fa fadiga a palezà le emusiù.
Ma té ta g’hét cöntat con braüra
la stòria de la nòsa zènt laurintuna,
söta de parole, ma nel tàzer buna de
pröà sentimenfcc gajarcc e pronta
a fas sö le màneghe per fà del bé.
Ta g’hét cöntat con lezerèsa
vése e virtù de generasiù pasade e
de tradisiù mai desmentegade.
Poeta, atùr, canterì, tra ‘na lacrima
e‘na ridida, ta sét restat chèl “piöcc”
che g’ha n’éra gnà ü ‘n scarsèla ma
tacc ènsome e òja de viver nel cör.
Un pò de ché un pò de sà un pò de là,
ta tacarét rampì dale tò raìs al cél.

(mia poesia a lui dedicata)

Se n’è andato un maestro delle radici monteclarensi: arguto nel saperle scrivere in dialetto con versi poetici nostalgici, tristi, profondi; ma pure allegri, ironici, scanzonati, brillante sul palco recitando e cantando in moltissime commedie fino a poco prima di andarsene.

Personaggio, Peppino Mura, che pur avendo ricevuto riconoscimenti importanti ed essere anche stato insignito Cavaliere della Repubblica Italiana, è sempre rimasto umile, vivendo nella sua semplice quotidianità, in cui apprezzare appieno la famiglia e le amicizie, per esempio davanti a un bianchino per l’aperitivo in pizzeria da Salvatore, dove arrivava puntuale in bicicletta, col sorriso cordiale stampato in viso. Attraversava Piazza “Garibaldi” ricordando probabilmente con nostalgia ed orgoglio i gradini del Duomo, che diedero lo spunto a lui, Beppe Boschetti e Gusto Desenzani, al nome della Compagnia Dialettale “Cafè dei Piöcc”. Quei piöcc non erano altro che giovanotti (loro stessi), senza soldi in tasca, che non potendo permettersi di spendere in consumazioni alle osterie della piazza, si dissetavano gratis alla fontanella dietro la Chiesa e stando seduti sui gradini carpivano con intelligente intuizione vizi e virtù della gente di ogni ceto che sostava nel salotto a cielo aperto di Montichiari, riportandoli poi sul palcoscenico. Rispose tempo fa a chi gli chiedeva perché non avesse pubblicato libri di sue poesie, che era stato troppo impegnato a viverla, la vita, da non aver avuto tempo per scriverla (se non in pubblicazioni collettive).
Grande insegnamento, il saper godere e apprezzare ogni istante della propria vita!
Se ne va un patrimonio di cultura popolare, di tradizioni da non dimenticare, di una lingua, il dialetto, davvero fonte di saggezza imparata nella scuola della vita, con ironia, autoironia, intelligenza, che ci ha tramandato l’arte di sapersi arrangiare, nel senso buono del termine, per arrivare a fine mese con dignità, trovando la forza anche di divertirsi per sopportare fatiche, povertà, dolori e sogni spesso infranti.
Ornella Olfi

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