Buongiorno Gleide. Prima di entrare nel merito degli argomenti che affronteremo, desidererei raccogliere alcune informazioni di base. Potrebbe indicarmi la sua età e la città in cui attualmente risiede?
Ho 42 anni e vivo in provincia di Torino. Sono nata a Salvador de Bahia, in Brasile, ma sono cresciuta in Italia, due Paesi che, in modi diversi, hanno contribuito a formare il mio modo di vedere il mondo e di raccontarlo.
Il suo percorso di studi è impressionante. È frutto di pura ambizione o di una visione precisa?
Più che di ambizione parlerei di curiosità: ho sempre sentito il bisogno di comprendere ciò che mi circondasse e di non fermarmi mai alla superficie delle cose, fin dalla prima infanzia. Ogni percorso di studio mi ha lasciato qualcosa di diverso: metodo, disciplina e la capacità di osservare la realtà da prospettive differenti. Col tempo ho capito che tutte queste esperienze non fossero scollegate tra loro, ma facessero parte di un progetto più ampio: costruire una professionalità capace di unire rigore, comunicazione e creatività.
Come descriverebbe la sua adolescenza? Ribelle, introversa, determinata?
Determinata. Ho sempre avuto molti obiettivi e la tendenza a mettermi continuamente alla prova. Naturalmente ci sono stati anche momenti di incertezza, come capita a tutti, ma credo di aver sempre cercato di trasformare le difficoltà in un’opportunità per crescere.
La sua passione più autentica: quella che non tradirebbe mai.
Raccontare storie. È il filo conduttore che unisce tutto ciò che faccio: nel giornalismo racconto fatti reali, cercando di comprenderne il significato, nella narrativa, invece, posso esplorare emozioni, conflitti e sfumature che la cronaca non può contenere. Sono due linguaggi diversi, ma nascono dalla stessa esigenza: dare voce alle persone e alle loro storie.
In che modo è iniziato il suo percorso nel mondo del lavoro?
Il mio percorso è iniziato con esperienze molto diverse tra loro ma complementari, che mi hanno insegnato ad adattarmi e a imparare continuamente. Nel tempo mi sono specializzata nell’ambito della sostenibilità, ambiente e sicurezza aziendale, senza però abbandonare la mia grande passione per il giornalismo e per la scrittura. Oggi questi mondi convivono nella mia vita: da una parte il rigore professionale, dall’altra la scrittura e la narrazione.
Qual è stato il momento esatto in cui ha capito che doveva scrivere, creare reel, raccontare storie?
Credo di averlo capito quando mi sono resa conto che la realtà, da sola, non mi bastasse più. Il giornalismo mi ha insegnato a raccontare ciò che accade; la narrativa mi ha dato la possibilità di raccontare ciò che le persone potessero provare, ciò che spesso resta invisibile. Da lì è nato anche il desiderio di utilizzare i social non solo come strumento di comunicazione, ma come un’estensione del racconto: un modo per creare un dialogo con i lettori e accompagnarli dentro l’universo delle mie storie. Quando ho iniziato a scrivere? Da sempre, da quando avevo cinque anni.
Come nasce un suo contenuto? Da un’emozione, da un’idea o da un’esperienza?
Direi da tutte e tre le cose insieme. Un’emozione accende la scintilla, un’idea le dà una direzione e l’esperienza le permette di diventare credibile. Quando scrivo non parto mai pensando a una trama, ma da una domanda: “E se succedesse davvero?”. Da lì inizia un lavoro di costruzione che unisce osservazione, ricerca e immaginazione.
C’è un autore, un regista o un artista che considera un riferimento?
Cerco di imparare da autori molto diversi tra loro, più che identificarmi in un unico modello. Amo chi riesce a costruire personaggi credibili, imperfetti e umani. Anche il cinema mi ha influenzata molto: mi piace raccontare le scene in modo visivo, quasi come se il lettore potesse viverle insieme ai protagonisti; d’altra parte io le vivo in prima persona durante i momenti di sonno o di relax: a volte percepisco i personaggi che mi chiedono di essere raccontati.
Qual è il progetto creativo di cui va più fiera?
Senza dubbio “Unsustainable Game”. È una saga che unisce sport, relazioni umane, sostenibilità, thriller psicologico e crescita personale. È il progetto più ambizioso che abbia mai affrontato e quello nel quale ho riversato maggiormente la mia esperienza, sia come giornalista sia come scrittrice. Vederlo oggi pubblicato su Wattpad in più lingue è per me un traguardo importante, ma soprattutto un nuovo punto di partenza.
Come gestisce il blocco creativo quando arriva?
Non cerco di combatterlo. Ho imparato che spesso il blocco creativo è semplicemente il modo con cui la mente ci dice di rallentare. Leggo, osservo, cammino, ascolto musica oppure mi dedico completamente ad altro. Le idee migliori arrivano quasi sempre quando smetto di inseguirle e l’energia positiva, quando si manifesta, si canalizza per portarmi verso una dimensione creativa, completamente a sé stante.
Quale messaggio desidera trasmettere alle persone che la seguono?
Vorrei trasmettere l’idea che i sogni meritano di essere inseguiti con costanza, non solo con entusiasmo. Il talento è importante, ma senza disciplina rischia di rimanere soltanto un potenziale inespresso. E vorrei ricordare che raccontare una storia significa anche creare empatia: imparare a vedere il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro.
Ha nuovi progetti in programma nel breve o medio termine?
Nel breve termine desidero continuare a far crescere “Unsustainable Game”, raggiungendo sempre più lettori anche a livello internazionale e parallelamente ho concluso gli ultimi volumi della saga. Il mio obiettivo è costruire un universo narrativo coerente e, un giorno, vederlo prendere vita anche attraverso il linguaggio audiovisivo.
Qual è la lezione più importante che ha imparato finora?
Che le cose più importanti richiedono tempo. Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra dover accadere immediatamente, ma i risultati più solidi sono quasi sempre quelli costruiti con pazienza, studio e perseveranza.
Come reagisce di fronte alle difficoltà?
Cerco prima di analizzarle e poi di affrontarle una alla volta. Le difficoltà fanno parte di qualsiasi percorso e spesso sono proprio quelle che ci costringono a crescere. Non significa che sia sempre facile, ma ho imparato a non considerarle un motivo per fermarmi.
Lei è una donna di grande presenza scenica: ha mai pensato di intraprendere la carriera di modella o attrice?
Mi è stato chiesto più di una volta e lo considero un bellissimo complimento; in realtà qualche anno fa posai per più riviste e stilisti, durante il mio periodo di studio in Spagna. Tuttavia oggi mi sento maggiormente realizzata dietro una storia piuttosto che davanti a una macchina fotografica. Mi affascina il lavoro dell’attrice e adoro farmi fotografare, ma credo che il mio modo di esprimermi trovi la sua forma più naturale nella scrittura e nella comunicazione, sia essa scritta o di produzione televisiva.
16. Al di là del suo lavoro, quali sono le passioni che definiscono la sua vita?
La scrittura, le serie TV, il nuoto, il calcio, i viaggi e tutto ciò che mi permette di osservare culture e persone diverse. Credo che ogni esperienza possa trasformarsi in una storia e ogni incontro possa insegnarci qualcosa.
C’è qualcosa, nel mondo della scrittura, che la irrita o che vorrebbe cambiare?
Vorrei che si desse meno importanza alle etichette e più alle storie. Spesso si tende a classificare un libro prima ancora di leggerlo, mentre credo che la forza di un romanzo risieda soprattutto nella capacità di emozionare, indipendentemente dal genere a cui appartiene o del nome blasonato che l’abbia scritto.
Un pregio che la distingue e un difetto che la accompagna.
Il mio pregio è la determinazione. Quando credo davvero in un progetto difficilmente mi arrendo. divento come “un cane con l’osso”.
Il mio difetto è il perfezionismo. A volte passo molto tempo a migliorare dettagli che probabilmente solo io noto.
Tre aggettivi per descriversi.
Determinata. Curiosa. Creativa.
Qual considera il suo punto debole?
Probabilmente la tendenza a pretendere molto da me stessa. È una caratteristica che mi ha aiutata a crescere, ma che ogni tanto mi ricorda anche l’importanza di fermarmi e concedermi il tempo di respirare.
Che rapporto ha con il suo corpo? E cosa cambierebbe, se potesse?
Credo che imparare ad accettarsi sia un percorso che duri tutta la vita. Come molte persone ho avuto momenti in cui mi sono sentita più sicura e altri in cui sono stata più critica verso me stessa. Oggi cerco di vivere il mio corpo con maggiore equilibrio, tuttavia la perfezione dettata da modelli di chirurgia plastica sempre più presenti nelle nostre vite diventa difficile da ignorare. Sicuramente qualche intervento lo farei, se non fosse per la paura di subire conseguenze impreviste.
È mai stata innamorata?
Sì. Credo che l’amore, in tutte le sue forme, sia una delle esperienze che più ci trasformino e, inevitabilmente, anche una delle più grandi fonti di ispirazione per chi scrive. Io scrivo di amori complicati, di storie difficile da dimenticare, di rapporti impossibili, di vite spezzate dalle passioni più travolgenti in un mondo complicato: quello del calcio.
Che tipo di uomo immagina accanto a sé: dolce e romantico o diretto e determinato?
Penso che le due qualità possano convivere, anche se molto difficilmente. Mi piacciono le persone autentiche, rispettose e capaci di sostenere un dialogo. La determinazione è importante, ma senza empatia perde gran parte del suo valore. Le “prime donne” non possono stare accanto a me.
Convivenza o matrimonio: quale scelta sente più vicina alla sua visione della vita?
Credo che il valore di una relazione dipenda soprattutto dalle persone che la vivono. Più che il nome che le si dà, contano il rispetto, la fiducia e la volontà di costruire qualcosa insieme. In ogni caso: matrimonio tutta la vita!
Ama gli animali?
Moltissimo. Hanno una capacità straordinaria di comunicare senza bisogno di parole. Sono più una “tipa da gatto” che da cane. Il gatto è più rispettoso degli spazi altrui, mentre il cane è più travolgente.
Ha un sogno ricorrente?
Più che un sogno ricorrente, ho un obiettivo ricorrente: continuare a creare storie che riescano a emozionare le persone e a lasciare qualcosa anche dopo l’ultima pagina. In passato ho avuto sogni ricorrenti, forse dovuti a percorsi personali legati alla paura dell’abbandono. Sono nata in Sudamerica e poi adottata all’età di 4 mesi. Ricordo un’immagine sempre presente: quella di rimanere sola in mezzo al nulla, persa su una barca circondata da acqua. Non escludo, un giorno, di scrivere qualcosa anche su questo.
Ha piercing o tatuaggi?
No. Solo tatoo alle sopracciglia.
Qual è l’ultimo libro che ha letto?
Mi piace alternare narrativa e saggi. Credo sia importante nutrire sia la fantasia sia la curiosità. “La ragazza del treno” di Paula Hawkins, completamente in inglese. Adoro gli horror, i thriller, come del resto nei film.
Film e cantante preferiti.
Mi è difficile sceglierne uno soltanto. Amo i film che raccontano grandi storie umane e ascolto musica molto diversa a seconda del momento: dalla musica internazionale alle colonne sonore cinematografiche. Mi verrebbe da dire Shakira come cantante, la trilogia “Colpa mia, colpa tua, colpa mostra” tratti dai romanzi di Mercedes Ron, “Beverly Hills 90210”, intramontabile serie della mia epoca, “The O.C.” “Save the last dance” 1 e 2, “Dirty Dancing”, “Scream”, “The conjuring”, “Saw” “Friday 13th”, “Halloween”, “Annabelle”, “The Nun” e molti altri.
Tifa una squadra di calcio?
Seguo il calcio con grande passione, soprattutto perché rappresenta uno degli elementi centrali del mio romanzo. Più che per una singola squadra, mi affascinano le storie che questo sport riesce a raccontare. Ho seguito da vicino il club del Napoli, il Barcellona e sicuramente la mia Selecao Brasiliana.
Crede nella magia o nel paranormale?
Credo molto nell’intuito e nelle coincidenze che a volte sembrano avere un significato particolare. Sul resto preferisco mantenere una sana curiosità. Diciamo che la parapsicologia fa parte delle mie osservazioni di studio.
Da 1 a 10, quanto contano per lei:
Il denaro: 9. È decisamente importante perché offre libertà e opportunità, ma non può essere l’unico obiettivo in solitario.
Gli amici: 10. Le persone sincere sono uno dei patrimoni più preziosi che possiamo avere, ma sono molto rari da scovare oggi giorno: ne conto 2 o 3.
L’essere alla moda: 9. Mi piace prendermi cura della mia immagine, ma preferisco avere uno stile personale piuttosto che seguire per forza ogni tendenza.
Che rapporto ha con i social?
Li considero uno straordinario strumento di comunicazione e condivisione. Se utilizzati con equilibrio permettono di creare una comunità di persone unite dagli stessi interessi e dalle stesse passioni.
In quale luogo le piacerebbe vivere?
Mi piacerebbe dividere la mia vita tra l’Italia e il Brasile. Entrambi fanno parte della mia identità e rappresentano aspetti diversi di ciò che sono. Sicuramente amo la Spagna, Londra e Santo Domingo, tutti luoghi dove ho già vissuto..
Se potesse parlare alla Gleide di 10 anni fa, cosa le direbbe?
Le direi di fidarsi di più di se stessa. Molte delle paure che sembrano enormi con il tempo diventano semplicemente esperienze dalle quali imparare.
Dove si vede tra 10 anni?
Mi piacerebbe continuare a scrivere, vedere i miei romanzi tradotti in sempre più lingue e, perché no, assistere all’adattamento di una delle mie storie per il cinema o per una serie televisiva. Sarebbe il coronamento di un percorso iniziato con una semplice pagina bianca. Mi vedo a Hollywood a presenziare alla produzione di un evento mondiale.
Qual è un tema sociale che sente particolarmente vicino?
La sostenibilità, intesa non solo come tutela dell’ambiente ma anche come responsabilità sociale, educazione e attenzione verso le nuove generazioni.
C’è qualcosa che vorrebbe cambiare nel modo in cui la società percepisce la creatività?
Vorrei che la creatività fosse considerata un lavoro a tutti gli effetti. Dietro un libro, un film o un contenuto ci sono studio, ricerca, disciplina e moltissime ore di lavoro invisibile.
Qual è la sua opinione sul ruolo dei social nella comunicazione moderna?
I social hanno rivoluzionato il modo di comunicare. Possono dare voce a chiunque, ma richiedono anche responsabilità. Credo che il loro valore dipenda soprattutto dall’uso che ne facciamo.
Se fosse un colore, quale sarebbe e perché?
Il verde acqua. Mi ricorda il cielo e il mare, due elementi che evocano libertà, possibilità e orizzonti ancora da esplorare. Tuttavia, il mio colore preferito è il lilla.
Qual è la domanda che nessuno le ha mai fatto, ma che vorrebbe sentirsi rivolgere?
“Che cosa spera rimanga ai lettori dopo aver chiuso l’ultima pagina di un suo romanzo?”
La mia risposta sarebbe semplice: spero che rimangano le emozioni. Se anche un solo personaggio riuscisse ad accompagnare un lettore per molto tempo dopo la fine della storia, significherebbe che quel viaggio ha lasciato davvero un segno.
Desidero esprimere pubbblicamente il mio apprezzamento per la completezza, la chiarezza e la qualità delle risposte fornite. Ho trovato ogni intervento accurato, pertinente e strutturato con attenzione, qualità che considero fondamentali per la rivista che dirigo quindi ringrazio Gleide per il tempo che ci ha dedicato e le auguriamo ogni bene e perchè no, di risentirci presto per una nuova, interessante e piacevole chiacchierata.
Gianluca Boffetti







