A posteriori, nel 2025 ricordiamo che:
Luigi Malagnini1, nato alla Bettola di Lonato, il 12 settembre 1903, venne ucciso, a Bedizzole, per essere stato riconosciuto, partigiano, dalla mano dei tedeschi, il 26 aprile del 1945. Poco dopo, essere stato fermato, mentre stava cercando un medico, disponibile a prestare, attenzione, a delle persone, bisognose, di cure.
Fu trovato in possesso di un arma, che non era di sua proprietà, ma che aveva trovato in terra, poco prima. Gettata e abbandonata, chissà da chi, e proprio quell’arma, gli costò, tragicamente, la vita. Fu grande la commozione, nel 1945, ai tempi della sua scomparsa, e molto sentita la partecipazione, della gente al suo funerale.
Il sacerdote, officiante della messa funebre, nel Duomo di Lonato fu il parroco lonatese, Mons. Lorenzo Pinzoni, nato a Lonato nel 1896 e morto a Negrar nel 1988, all’età di anni 92. Nominato parroco di Lonato, nel 1942, lasciò la parrocchia di Lonato, al Mons. Alberto Piazzi. L’8 giugno del 1963, ottenuta la nomina, a canonico della cattedrale, di Verona.
Mons. Lorenzo Pinzoni, giuse a Lonato come successore di Silvio Ogheri, (nato a Valeggio sul Mincio, nel 1856, nominato parroco di Lonato, con Bolla pontificia del 1892, lasciò la parrocchia lonatese, con il sopraggiungere della morte, l’8 giugno del 1942). Come risulta dalle immagini scattate a quel tempo, Mons. Lorenzo Pinzoni venne coadiuvato durante la messa, da concelebrante, officiatori. É certo che, subito dopo, il termine della II guerra mondiale, il comune di Lonato decise di intitolare una via a Luigi Malagnini. Ottenuta l’autorizzazione del Prefetto, o del Sottoprefetto e udito il parere della Deputazione di Storia Patria, o, nel caso di sua mancanza, della Società storica del luogo o della regione, come stabilito dal vigente art. 1, della legge n. 1188/1927, entrata in vigore, il 02 agosto del 1927. Al povero Luigi, non è stato applicato, il disposto dell’art. 2, della medesima legge, secondo il quale: «Nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni» proprio perché il primo comma dell’art. 4, del medesimo enunciato giuridico, prevede la sua inapplicabilità, alle persone appartenenti alla Famiglia Reale, ai caduti in guerra, o per la causa nazionale.
E Luigi è perito per ostilità militari.
Negli atti comunali risulta che in un’adunanza del Consiglio Comunale del 1946 venne inserito, tra gli oggetti all’ordine del giorno, di deliberare sull’attribuzione di nuove vie, a Lonato. Non vi sono, però, presenti, specifiche trattazioni sulle questioni che suscitarono l’interessamento dell’organo. Tra di queste, ci deve essere stata sicuramente, anche quella dedicata a Luigi.
Anche perché, poco tempo, dopo, compare in alcuni atti conservati in municipio, la presenza di via Malagnini, in assenza di successive deliberazioni per l’attribuzione di nuove vie, sia da parte della Giunta che del Consiglio comunale.
Seppure, purtroppo oggi, sfogliando i documenti, inseriti negli gli antichi polverosi e disordinati faldoni di quei tempi, conservati nell’archivio storico comunale, custoditi nel palazzo municipale, non è più presente l’atto e tutta la documentazione relativa alla pratica amministrativa con la quale si è giunti all’intitolazione di una via a Lonato dedicata alla memoria di Luigi Malagnini, si presume, fino a prova contraria, che la cartella contenente tutta la documentazione, sia stata smarrita. Furti, e perdite per incurie del personale, o dovuti a calamità naturali e/o belliche, sono da mettere in conto.
L’attuale via, oggi, si trova a sud della stazione ferroviaria nella zona lonatino, è necessario passare il ponte della ferrovia, e avvicinarsi nella zona del lazzaretto, per raggiungerla. É, certo che, originariamente la via a lui dedicata fosse ubicata in un’altra posizione topografica di Lonato. Ma nel lacunoso e caotico archivio comunale, manca la traccia dello spostamento della via.
Precedentemente era stata collocata nel tratto di strada che dalla piazzetta del Corlo si collega con via Alcide De Gasperi, che poi diviene via San Zeno e prosegue fino alla frazione di Sedena. E che oggi, si chiama, via Trento Trieste.

Per comprendere appieno, quella delicata e soave traccia che contraddistingue la figura del povero Luigi, giunta a noi oggi, dall’aprile del 1945 è necessario partire da quella leggiadra nota, che lo ha mantenuto in vita, dopo il suo funesto e inaspettato decesso, rinvigorita dai racconti degli appartenenti al suo albero genealogico familiare per arrivare sino alla nascita dei «custodi, della sua memoria»2
Sfogliando tra gli album dei ricordi dei Malagnini emerge che: nell’ex via Malagnini risiedeva un cugino di secondo grado di Luigi, Giovanni Malagnini, di tre anni minore, (nato a Lonato, il 28-7-1906 e morto a Desenzano d/G, il 18-2-1980) con tutta la sua famiglia. Giovanni e Luigi erano figli di due cugini. Il padre di Giovanni si chiamava Pietro, (ed era un lonatese nativo della Bettola, venuto alla luce il 5 di dicembre del 1874 e deceduto il 7 settembre 1940) ed era cugino di primo grado di Angelo Giuseppe, del padre di Luigi (Angelo Giuseppe era un lonatese, della frazione Bettola, nato il giorno, 8 agosto, del 1866, e deceduto, il 29 marzo, del 1929). Angelo Giuseppe e Pietro erano dunque figli di due fratelli, Angelo, di Faustino (lonatese della Bettola, nato il 10 settembre el 1834, e morto il 23 gennaio del 1910), e Pietro, di Giovanni (lonatese della frazione Bettola, nato il primo maggio del 1843 e deceduto il 9 dicembre del 1895). Faustino e Giovanni erano figli di Francesco (lonatese, nato alla Bettola, il 22 ottobre 1812, e morto, il 10 novembre, del 1876) e di Pasqua Tommasi (nata il 5 giugno 1813, sposatasi il 16 gennaio 1833, con Francesco Malagnini e deceduta da quarantenne nel 1853. Dagli atti religiosi, emerge, con certezza che, il rito funebre venne celebrato il 9 novembre del 1853 quindi, ne consegue che Francesco era il bisnonno, sia di Luigi che di Giovanni. Negli atti religiosi, tuttora conservati e a richiesta scritta anche consultabili, Francesco risulta essere registrato in alcuni come Malagnini e in altri come Malagnino. Segna quindi, l’era della trasformazione del cognome.

Nel 2025, a distanza di ottant’anni dalla perdita, della giovane vita di Luigi, rimane indelebile la preziosa testimonianza di Giovanni del consanguineo di Luigi minore di soli tre anni, che si è tramandata da nonno, a nipote.
Giovanni, classe 1906, invecchiato, con il trascorrere degli anni e divenuto nonno, narrava, negli anni settanta alla piccola Rosanna, l’unica figlia, del suo primogenito Pietro, le vicende della seconda guerra mondiale che aveva vissuto in prima persona, proponendole alla nipotina, in una versione quasi fiabesca, ma senza un lieto fine. Le parlava della X, flottiglia MAS, del comando istituito nella casa del Podestà, del principe, Junio Valerio Borghese insediatosi, dal 24 luglio 1944 e di altri ufficiali.
Le narrava di alcune azioni belliche, che aveva vissuto in prima persona, da civile militarizzato dei bombardamenti, aerei, coadiuvato dagli interventi di sua moglie Rosa Zappa e sovente esclamava: «Ah il Luigi, poverino, l’hanno ucciso a guerra finita, i tedeschi l’hanno fermato, mentre stava cercando un medico, da solo, per aiutare i malati bisognosi di cure. I partigiani l’hanno lasciato da solo e lui aveva con se un’arma. I partigiani, non dovevano disinteressarsi di lui, li aveva aiutati e ancora li stava aiutando, dovevano proteggerlo. Le armi allora venivano gettate, abbandonate, bisognava disfarsene e non raccoglierle per strada, altrimenti si rischiava d’essere fucilati, dai tedeschi e lui, a conflitto terminato, ha fatto quella triste fine, a Bedizzole»
Oggi, di quella gloriosa cittadina lombarda di quella Lonato, trasformatasi con il trascorrere degli anni in città, sostanzialmente per motivi storici e acquisita incongruentemente l’aggiunta di “del Garda”, divenendo la moderna città di Lonato del Garda, per motivi economico-immobiliari, sembra non ricordare più l’esempio di Luigi e la sua figura, appare essere sbiadita se non conosciuta da quasi tutti i suoi viventi concittadini, in gran parte rinnovatasi, con una massiccia presenza di abitanti immigrati e di figli di immigrati che non conoscono le tradizioni locali della zona e neppure la sua gloriosa storia.
Di Luigi, rimangono i suoi discendenti che, ogni anno, seguono, la consueta e tradizionale commemorazione, organizzata dalle associazioni d’arma, dall’A.N.P.I., lonatese, in collaborazione con il comune. Il prossimo 25 aprile 2025, ricorrerà l’ottantesimo anniversario della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal fascismo. Già, come sarà la prossima festa della liberazione, per l’anniversario della resistenza, o più semplicemente per il 25 aprile a Lonato? Un semplice giorno festivo, calendarizzato, per l’anniversario della liberazione d’Italia, noto anche come festa della liberazione (o più semplicemente come 25 aprile).
Una festa nazionale della Repubblica Italiana, a volte contestata, che si celebra ogni anno nella giornata del 25 aprile per commemorare la liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e dal fascismo a coronamento della resistenza italiana al nazifascismo. Ma non sempre i rappresentanti locali delle amministrazione comunali, susseguitesi nei vari anni, hanno speso in onore di Luigi, qualche parola durante le celebrazioni per gli anniversari del 25 aprile. Solo qualche menzione, in pubblicazioni a carattere storico locale. Luigi, meriterebbe, molto di più. I lonatesi, non si sono mai distinti nel saper valorizzare le gesta dei propri personaggi. Tempo fa, è intervenuto, silenziosamente, rompendo la consuetudine, il figlio primogenito del suo secondo cugino di Giovanni, quello che risiedeva in Lonato centro, nell’ex via a lui dedicata. Pietro (n. a Lonato, il 13/12/1936 – m. a Desenzano del Garda, il 13/12/2013) dedicandogli una poesia dal titolo: In memoria di Luigi Malagnini fucilato dai tedeschi «Aprile del 45». Un’opera inedita che dovrebbe essere messa in luce e letta in pubblico.
Rosanna Malagnini
1. La figura del personaggio è già stato già stata trattata e presentata nell’articolo riportato nel n° 14 della rivista New Entry Magazine – Il Giornale della Gente, pubblicata il 12 settembre 2023, nella rubrica “Territorio” dal titolo «Luigi Malagnini a 120 anni dalla sua nascita».
2. Con la terminologia di «custodi, della memoria, di una persona, che ormai, non vive più», si sottintende, sostanzialmente, a tutte quelle persone che in vita, le sono state vicine, come i suoi familiari e i discendenti dei suoi familiari.



